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Intervento di Giuseppe Carboni di SardegnaBelarus.it Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Carboni   
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Le preoccupazioni diffuse sul futuro delle accoglienze dei bambini bielorussi e la sollecitazione alla mobilitazione che compaiono nei vari forum , sono condivisibili, e credo richiedano una risposta adeguata, simile (anche se allora fu, comunque, insufficiente), a quella che si riuscì a sviluppare nei giorni difficili della sparizione di Vika. Gli sviluppi della crisi di governo hanno di certo influenza, la decisione del rinvio dell’attuale governo alle Camere, è la soluzione più adeguata, non solo per gli interessi del paese, ma anche per la questione dell’accordo intergovernativo sulle accoglienze, infatti la eventuale riconferma dell’attuale compagine tout-court farà risparmiare del tempo, eviterà che eventuali cambi di incarico, possano allungare i tempi tecnici necessari per la presa di possesso delle questioni sul tappeto.

Resta il fatto che, al di là della contingenza politica, i tempi della missione si sono dilungati oltre le previsioni, purtroppo la questione accoglienze è tragicamente esposta alle influenze di fattori esterni che possono danneggiare gravemente la tempistica e il buon esito dell’accordo intergovernativo, (oggi la crisi di governo, domani, chissà, le questioni internazionali legate all’Unione Europea, o altro ancora), tutto questo rende ancora più urgente fare in fretta, perché ogni giorno che passa si possono aggiungere altre variabili incontrollate.

COSA FARE?
Questa è una domanda, alla quale è difficile dare una risposta univoca. Di certo la mobilitazione va pianificata per bene senza fughe in avanti, con il massimo di concertazione fra le associazioni, evitando le iniziative solitarie, condivisibili o meno. La Prima fase, che mi auguro possa essere promossa dall’AVIB è la convocazione di una grande Assemblea Nazionale una sorta di STATI GENERALI delle associazioni accoglienti, che ribadisca ulteriormente i punti ritenuti irrinunciabili nella gestione delle accoglienze, capace di indicare anche le criticità dell’esperienza di questi anni e che partorisca la piattaforma nazionale unitaria dalla quale partire come base unificante della mobilitazione pubblica di sensibilizzazione.

LA MOBILITAZIONE: NON SOLO LA PIAZZA!
Il movimento delle accoglienze ha una forte ramificazione territoriale che dobbiamo valorizzare, ecco perché siamo sicuramente in grado di fare in modo che in tutta Italia centinaia di Consigli Comunali, Provinciali, Regionali, discutano e approvino una mozione di sostegno alla ripresa delle accoglienze, un documento unico nazionale frutto dell’Assemblea Nazionale di tutte le associazioni che coinvolga il vasto mondo delle autonomie locali.

MANIFESTAZIONE NAZIONALE SI, MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO!
Fare una manifestazione nazionale unica, magari a Roma, è una iniziativa difficile da un punto di vista organizzativo, i precedenti e generosissimi tentativi fatti in occasione della sparizione di Vika lo dimostrano: si rischia una manifestazione con numeri ridotti che potrebbe dare persino un risultato controproducente, in quanto sembrerebbe una dimostrazione di debolezza. Le difficoltà di una manifestazione nazionale romana sono molteplici e non hanno niente a che fare con un presunto menefreghismo:
1) se si vuole ottenere un ascolto istituzionale (incontro di una delegazione presso un ministero) occorre indire la mobilitazione in un giorno feriale (nei week-end i palazzi del potere sono vuoti), per moltissime famiglie una trasferta feriale a Roma comporta una perdita lavorativa troppo onerosa;
2) al di là del giorno (feriale o festivo), per molte famiglie il costo di una trasferta a Roma è troppo oneroso, e anche se si facesse un sacrificio economico (oltre a quello che già si fa per sostenere i costi dell’accoglienza), comunque al limite verrebbe una persona del nucleo familiare non certo la comitiva con amici e parenti.

LA GIORNATA NAZIONALE DI SENSIBILIZZAZIONE E SOSTEGNO ALL’ACCOGLIENZA TEMPORANEA
Mi pare più fattibile pensare ad una giornata nazionale con manifestazioni contemporanee nei territori:
centinaia di SIT-IN di sensibilizzazione nei capoluoghi di provincia di fronte alle Prefetture con richiesta di incontro di delegazioni di manifestanti con il Prefetto per la consegna di un documento nazionale delle associazioni, oppure nei capoluoghi di Regione o manifestazioni macro-regionali. La manifestazione nei territori permette una partecipazione di gran lunga maggiore: al limite si perdono sono alcune ore di lavoro, non ci sono costi di trasferta, si coinvolgono anche amici, parenti e conoscenti, e permette di avere un dato di partecipazione complessiva a livello nazionale, significativa.
Chiaramente il successo si ottiene solo se si ha il massimo coinvolgimento,di tutte le associazioni, piccole, medie e grandi, individuando in ogni provincia un comitato promotore di riferimento per la richiesta dei nulla-osta allo svolgimento del SIT-IN, per la pubblicizzazione dell’iniziativa attraverso le associazioni, e per il rapporto con gli organi di informazione locali per dare massima visibilità all’iniziativa, avendo comunque, nel contempo, una “regia” unitaria che curi i rapporti con la stampa nazionale. Chiaramente si tratta di un percorso che si esplica nell’arco di alcune settimane (dall’Assemblea Nazionale alla Giornata Nazionale) potrebbe anche capitare, (anzi ci auguriamo possa essere così), che si arrivi alla Giornata Nazionale avendo, per fortuna, già risolto il problema accoglienze, ma in questo caso, se la macchina organizzativa fosse già avviata, la Giornata Nazionale potrebbe rimanere in piedi quale occasione, di incontro, analisi e sensibilizzazione ai temi della solidarietà e dell’accoglienza internazionale.

LA PETIZIONE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Non voglio dare giudizi sull’iniziativa in corso e sostenuta dai nostri cari amici di belarusnews, si tratta di una iniziativa alla quale guardo con rispetto ma con un certo distacco e indifferenza insieme, ritengo, però, che lo strumento della Petizione al nostro Presidente della Repubblica debba essere uno strumento accompagnato da tutta una serie di iniziative collaterali (quelle che ho illustrato o altre) e deve avere una base di promozione molto ampia e autorevole, ben oltre internet, deve essere promossa unitariamente da tutte le associazioni, in modo che veramente arrivi alla firma di ogni famiglia accogliente. I numeri, il contenuto e il contesto sono cose determinanti:

a) IL NUMERO: la diffusione deve essere la più capillare possibile, non possiamo permetterci che arrivino meno di 30.000 firme, devono esserci almeno quelle delle famiglie accoglienti! Ma anche di più, i tanti che pur non accogliendo, conoscono il fenomeno, conoscono i bambini che noi ospitiamo. Una iniziativa estemporanea, affrettata, poco rappresentativa e poco autorevole, con poche adesioni, rischia di ottenere un risultato contrario, in quanto dimostrerebbe debolezza, poco coinvolgimento. Pensare ad internet come ad uno strumento moltiplicatore di adesioni è molto illusorio. Voglio ricordare che l’Appello alla Legalità fatto da “Sardegna Belarus” e da www.belarusnews.it del settembre scorso raccolse poco più di tremila firme, e tenete conto che si lavorò anche con moduli multipli di raccolta firme. Bisogna, invece, lavorare nei territori utilizzando la rete dei volontari in carne ed ossa.

b) IL CONTENUTO: una petizione all’attenzione della più Alta Carica della nostra Repubblica, deve essere studiata con la massima attenzione, non deve prefigurare giudizi, positivi o negativi, sull’operato di altre istituzioni o di staff, lo richiede il galateo istituzionale, la buona educazione: il nostro Presidente della Repubblica dall’alto della Sua autorevolezza Istituzionale e Personale, ha tutti gli strumenti, per avere una propria opinione sul lavoro svolto, è poco corretto prefigurare al nostro Presidente tale giudizio tramite una petizione. La petizione deve semplicemente sollecitare l’autorevole interessamento del nostro Presidente della Repubblica tenuto conto dell’alto valore, umanitario, solidaristico, sociale dei progetti di accoglienza

C) IL CONTESTO: la petizione deve essere inquadrata all’interno di una mobilitazione più generale, l’accompagna non la sostituisce, indica la forte preoccupazione e rafforza il lavoro di sensibilizzazione, non può essere lo strumento che supplisce alla mancanza di una forte iniziativa unitaria. Ritengo utile ribadire che il movimento delle accoglienze deve avere la capacità di lavorare ad una iniziativa di mobilitazione complessiva e ben organizzata, unitaria, CREDIBILE E AUTOREVOLE con una bozza rivendicativa pienamente condivisa, nella quale la richiesta di un autorevole intervento del nostro Presidente della Repubblica deve essere il risultato finale di questa mobilitazione complessiva e non una iniziativa estemporanea autoreferenziale. Dobbiamo essere capaci di essere propositivi, avere la capacità di aprire un vero dibattito fra di noi che eviti che le nuove linee guida del Comitato Minori possano passarci sopra la testa senza essere frutto di una analisi approfondita e condivisa. L’Appello al Presidente della Repubblica è una risorsa importante, l’ultima spiaggia che ci rimane, per questo motivo non può essere giocata con leggerezza, approssimazione, senza la dovuta autorevolezza, credibilità e rappresentatività dei proponenti, senza il preventivo sforzo unitario, senza un testo all’altezza della situazione, non può essere una fuga in avanti. Ci stiamo appellando al nostro Presidente della Repubblica, alla massima autorità politico-morale della Nostra Repubblica, questo richiede il massimo della serietà e preparazione. Iniziative premature, approssimative possono persino essere controproducenti…………

L’AVIB non ha funzionari pagati, strutture burocratiche, questo rende difficile una reattività immediata. La FORZA del movimento delle accoglienze (volontariato dal basso, strutture agili e snelle o addirittura inesistenti) in questo momento di difficoltà, di attacco pesante di vere e proprie lobby è anche la sua DEBOLEZZA, ma oggi è in gioco la sopravivenza di tutto quel rapporto di solidarietà costruito in questi anni a favore dei bambini bielorussi, per questo motivo occorre essere reattivi al di là dei nostri limiti strutturali.

L’AVIB (E CHI ALTRIMENTI?) lavori subito per costruire la mobilitazione, ne sia il motore propulsore insieme a tutte le associazioni piccole, medie e grandi, lo dobbiamo ai bambini e alle nostre famiglie, evitiamo che il vuoto di iniziative faccia perdere la credibilità al movimento, lasci spazio ad iniziative, che sono nella migliore delle ipotesi inadeguate e spesso poco credibili.

Abbiamo lamentato una scarsa considerazione da parte delle istituzioni preposte, la difficoltà ad ottenere un incontro con il Ministero della Solidarietà Sociale, ad avere una consultazione sui contenuti della bozza di accordo intergovernativo, cosa che abbiamo visto non accade per altri organismi in riferimento ad altri temi correlati all’accoglienze e con altri ministeri, bene, in democrazia gli spazi e il riconoscimento non si mendicano ma si rivendicano attraverso la mobilitazione, evitiamo che a livello istituzionale il nostro immobilismo venga confuso con mancanza di rappresentatività e marginalità. Evitiamo che una foto ricordo con un politico possa essere confusa con un alto summit politico-istituzionale, evitiamo che la disperazione delle nostre famiglie si trasformi in superstizione che rende credibile persino la fantascienza. Tornino al centro dell’azione i bambini, le famiglie e le associazioni.

Giuseppe Carboni





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