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Nota infromativa sulla posizione bielorussa nel settore energetico Stampa E-mail
Scritto da Ambasciata della Repubblica di Belarus   
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Le problematiche delle forniture del petrolio proveniente dalla Federazione Russa e destinato ai consumatori europei hanno recentemente attirato la più ampia attenzione in Italia ed in altri paesi europei. In tale occasione l’Ambasciata della Repubblica di Belarus a Roma ritiene necessario precisare quanto segue. La parte russa ha ufficialmente attuato tre fermi del pompaggio del petrolio verso la Polonia, la Germania e l’Ucraina. Dopo l’ultimo fermo, avvenuto nel alle ore 7,00 dell’8 gennaio scorso, l’azienda che effettua il transito del greggio sul territorio bielorussa “Gomeltransneft “Druzhba” ha più volte inviato appelli ufficiali alla società russa “Oleodotti principali “Druzhba” dichiarando la disponibilità a pompare il greggio verso tutte le direzioni.

Se ci fosse stato il consenso della parte russa, si avrebbe potuto ripristinare d’urgenza il pompaggio del greggio seguendo la tecnologia ed i regolamenti in atto. Per questo, pero, ci voleva almeno che fossero accesi gli impianti di pompaggio siti sul territorio russo. Nello stesso giorno dell’8 gennaio si è recata a Mosca una delegazione bielorussa guidata dal Primo Vice Ministro dell’Economia della Repubblica di Belarus il Sig. Vladimir Naidunov. L’obiettivo della missione era quello di cercare di risolvere, attraverso i negoziati con la parte russa, la questione delle rivendicazioni reciproche in merito all’introduzione di un dazio doganale sull’esportazione del petrolio fornito alla Repubblica di Belarus, introdotto della Russia in modo unilaterale ed in contrasto con gli Accordi tra i due paesi in vigore, nonché all’imposta doganale bielorussa sul petrolio in transito attraverso il territorio bielorusso tramite l’oleodotto principale. La mattina del 9 gennaio a Mosca è giunta anche un’altra delegazione bielorussa, con a capo il rappresentante plenipotenziario del Governo bielorusso il Sig. Andrei Kobyakov, il Vice Primo Ministro della Repubblica di Belarus. A causa delle richieste unilaterali della parte russa, guidata dal Ministro dello Sviluppo Economico e del Commercio della Federazione Russa il Sig. German Gref, le trattative con le delegazioni bielorusse non hanno avuto successo. Il Ministro russo ha chiesto alla parte bielorussa le concessioni unilaterali senza alcun avvicinamento positivo da parte della Russia, e cioè che la Repubblica di Belarus abolisse in modo unilaterale la menzionata imposta doganale, dichiarando che in caso contrario la parte russa avrebbe rinunciato alle trattative. La parte bielorussa afferma la necessità di avviare al più presto possibile le reali trattative con la Russia, affinché si possa risolvere le rivendicazioni reciproche emerse in seguito alla citata misura della parte russa, attuata in violazione di una serie di accordi raggiunti nell’ambito dei processi integrativi bilaterali. L’introduzione di un tale tributo rappresenta una grave violazione sia dello spirito sia della lettera di tutti gli accordi sull’Unione Doganale tra i due paesi, in quanto l’Unione Doganale per definizione prevede l’esenzione dai dazi doganali degli scambi commerciali tra i suoi partecipanti. Inoltre, tra la Repubblica di Belarus e la Russia vige anche una zona del commercio libero senza deroghe e limitazioni. Nell’approvare l’8 dicembre 2006 una delibera che introduceva le imposte doganali sull’esportazione del petrolio e dei prodotti petroliferi grezzi destinati alla Repubblica di Belarus, la parte russa ha violato l’Accordo intergovernativo con la Repubblica di Belarus sulla conclusione dell’unificazione e la creazione di un sistema unico della regolamentazione tariffaria e non tariffaria nello Stato dell’Unione del 29 gennaio 2001, secondo cui le modalità della spartizione degli introiti dalle imposte doganali sulle merci provenienti dai territori delle parti tra i rispettivi budget dei due paesi dovevano essere regolate da uno specifico accordo bilaterale. La parte russa ha inoltre trasgredito l’Accordo intergovernativo bilaterale sul libero commercio del 13 novembre 1992, secondo cui le parti si impegnavano a non introdurre imposte, tasse e dazi doganali che avrebbero l’efficacia equivalente sulle esportazioni e/o importazioni delle merci provenienti dal territorio doganale di una delle parti e destinati al territorio doganale dell’altra. Infine, la Russia ha inoltre infranto anche l’Accordo sull’Unione Doganale tra la Repubblica di Belarus e la Federazione Russa del 6 gennaio 1995, secondo cui le somme delle imposte, tasse e dazi doganali sulle merci realizzate sui territori doganali di ciascuna delle parti dalle materie prime o materiali provenienti dai territori di qualsiasi altra parte, esportati verso un terzo paese, andrebbero versati nei budget delle parti secondo le modalità di spartizione delle imposte doganali sull’esportazione, concordate tra le parti. Nell’introdurre una dovuta contromisura, rappresentata appunto da un’imposta doganale sul petrolio in transito attraverso il territorio bielorusso via l’oleodotto principale, la Repubblica di Belarus ha nello stesso tempo proposto di abolire reciprocamente sia la stessa nuova imposta bielorussa sia quella russa, introdotta in precedenza, trovando anche una formula accettabile per la Repubblica di Belarus e per la Russia per quanto riguarda la spartizione dei proventi dalle esportazioni dalla Repubblica di Belarus dei prodotti petroliferi ottenuti con la raffinazione del petrolio russo, il che, intanto, sarebbe anche a tutela degli interessi di quei paesi terzi che avvertono dipendenza dal transito del petrolio russo. Le affermazioni secondo cui la Bielorussia avrebbe bloccato il pompaggio del petrolio al suo confine occidentale, non reggono alcuna critica e non corrispondono alla realtà. Nel tubo non c’è petrolio. L’interruzione del pompaggio del petrolio proprio dalla parte russa è stata confermata anche dal capo della russa “Transneft” il Sig. Semyon Vainshtok, nonché dal Vice Ministro dello Sviluppo Economico e del Commercio della federazione Russa il Sig. Andrei Sharonov. Non sono conformi alla verità neanche le affermazioni sulle stime di perdite miliardarie che la Federazione Russa avrebbe subito a causa dei recenti accordi con la Repubblica di Belarus sulle forniture del gas. Anche al precedente prezzo di $ 46,68 per mille metri cubi del gas naturale la redditività delle forniture alla Repubblica di Belarus per la russa “Gazprom” non risulta inferiore al 20 %. Nella prassi internazionale un tale livello di redditività si e considera abbastanza elevato, mentre una schiacciante maggioranza delle imprese industriali di oggi funzionano con i livelli di redditività assai più bassi, anche nella stessa Russia, non essendo in perdita. Anzi, a causa delle basse tariffe per il transito del gas russo verso i consumatori europei e di una più corta “spalla” di fornitura attraverso il territorio bielorusso il “Gazprom” risparmierà anche quest’anno circa $ 800 milioni rispetto all’opzione di dover far passare gli stessi volumi del “carburante blu” attraverso l’Ucraina. Dopo la costituzione di un’impresa mista per il trasporto del gas e il conseguente aumento dell’impegno del gasdotto questo profitto aumenterà di altri $ 350-400 milioni, arrivando a circa $ 1,2 miliardi l’anno. Va ricordato, inoltre, che durante la fase di costruzione del gasdotto “Yamal – Europa” la “Gazprom” ha già fruito delle agevolazioni, concesse dalla Repubblica di Belarus, per l’ammontare di circa $ 200 milioni. Nell’ottenere il 50 % delle azioni della “Beltransgaz”, la “Gazprom” diventa un partner paritetico nel processo decisionale della sua amministrazione. Ciò significa che tutte le decisioni amministrative della joint venture richiederanno necessariamente l’assenso della società russa. Infatti, acquistando la metà delle azioni di “Beltransgaz”, la russa “Gazprom” acquisisce anche il diritto di veto, ciò risulta in un contrasto assoluto con certe voci secondo cui la parte russa non possiederebbe né controllo né una parola nell’amministrazione di quest’impresa. Secondo una stima indipendente, il prezzo minimo di “Beltransgaz” è di $ 5,3 miliardi. La Repubblica di Belarus, però, ha dato il suo consenso per la negoziazione di un prezzo minimo di $ 5 miliardi. Quindi, “Gazprom” acquista la metà delle azioni di “Beltransgaz” al prezzo persino inferiore al livello minimo stabilito, risparmiando non meno di $ 150 milioni. Il 10 gennaio 2006 si è svolto un esteso colloquio telefonico tra i Presidenti della Repubblica di Belarus e della Federazione Russa, nel corso del quale sono stati discussi i problemi emersi nei rapporti commerciali ed economici tra i due paesi. I Capi dei rispettivi Stati hanno riservato particolare attenzione ai temi dell’approvvigionamento della Repubblica di Belarus delle risorse energetiche e delle forniture di idrocarburi grezzi verso i paesi europei. La conversazione ha portato ad un compromesso che consentirebbe di sbloccare la situazione senza uscita che è venuta a crearsi, in particolare, nel transito del petrolio russo verso i paesi europei attraverso il territorio bielorusso. Ai Primi Ministri della Repubblica di Belarus e della Federazione Russa è stato affidato il compito di elaborare, entro due giorni, le proposte concrete per la risoluzione di tutte le questioni problematiche e di presentarle ai Capi di Stato entro il venerdì 12 gennaio. Nei prossimi giorni si terrà una riunione del Governo della Repubblica di Belarus, nel corso della quale verranno affrontati i dettagli di realizzazione del compromesso raggiunto tra i Presidenti della Repubblica di Belarus e della Federazione Russa. Domani, l’11 gennaio 2007, il Primo Ministro della Repubblica di Belarus il Sig. Sergei Sidorsky partirà per Mosca per svolgere le rispettive trattative con la parte russa.





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