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Chernobyl: per non dimenticare! Stampa E-mail
Scritto da Redazione di www.belarusnews.it   
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Siamo tornati a casa, mi sono tolto

gli indumenti che indossavo a Chernoby

le ho buttato tutto quanto nell’immondizia.

Però la bustina militare l’ho regalata a mio figlio.

Aveva tanto insistito. Se la teneva sempre in testa.

Di lì a due anni gli hanno diagnosticato un tumore

al cervello. Il resto può aggiungerlo lei…

    

Testimonianza di un liquidatore

da “Preghiera per Chernobyl” di S. Aleksievic

 

  

26 aprile 1986. Sono passati 25 anni dal disastro nucleare di Chernobyl. Sembra moltissimo tempo, ma i drammatici momenti vissuti in quelle settimane sono tornati alla mente di molti dopo il terremoto in Giappone e quello che è accaduto a Fukushima l’11 marzo scorso. Qualcuno diceva che non sarebbe mai più accaduto, che la storia insegna… ma evidentemente non è stato così. “Chernobyl è un mistero che dobbiamo ancora risolvere, non scientificamente”, come ci ricorda giustamente Svetlana Aleksievic nel libro “Preghiera per Chernobyl”, “ma umanamente per le impressioni e i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l’ignoto”. La parola d’ordine ancora una volta è non dimenticare! Un ricordo particolare va ai liquidatori, quegli 800000 uomini che vennero mandati, senza troppa informazione e protezioni adeguate, a spegnere l’incendio del reattore numero quattro della centrale e liquidare le conseguenze del disastro costruendo una gigantesca struttura di contenimento chiamata sarcofago. E’ grazie al loro sacrificio che il disastro non è diventato di proporzioni ancora più spaventose. Eppure sotto quel sarcofago, che oggi ha bisogno di una sostanziale ristrutturazione, pulsa ancora il cuore della centrale. E’ un qualcosa di troppo forte, potente e, per molti versi, sconosciuto all’uomo, da incutere ancora più paura. Troppe persone, soprattutto bambini, stanno pagando ancora oggi per quello che è successo 25 anni fa a Chernobyl e proprio per questo non dobbiamo e non possiamo dimenticare. Fukushima dunque come Chernobyl, per ricordarci un'altra volta quanto l’uomo sia impotente di fronte alle leggi della fisica.





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