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Venerdý 15 aprile: Reportage Chernobyl a Clusone (BG) Stampa E-mail
Scritto da Alessio Franchina   
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Dopo il lavoro sulla città di Srebrenica c’era forte la voglia di cominciare un nuovo progetto. È iniziato così un “viaggio” verso la storia di Chernobyl; un “reportage”, per dirlo con la parola che è diventata il titolo dello spettacolo. Muovendoci verso Est abbiamo incontrato un’umanità antica, che vive e ha vissuto storie forti, storie che hanno la necessità di essere raccontate: l’istinto ha viaggiato e viaggia per conoscere altro da noi. Chernobyl è una storia dimenticata. Del destino delle persone che hanno vissuto e subito le conseguenze dell’incidente si sa molto poco. Eppure Chernobyl è una perfetta metafora del mondo che ci circonda, del rapporto spesso perverso che abbiamo con la tecnologia, della disinformazione di cui siamo vittime rispetto ai grandi disastri ambientali, del rapporto bulimico che stringe le società occidentali con l’energia. Ne consumiamo sempre di più, per il soddisfacimento di quelli che riteniamo essere i nostri bisogni inalienabili, trascurando spesso l’impatto che questi hanno sullo stato di salute del pianeta. Ma Chernobyl è soprattutto la lucida realtà del rapporto antico tra l’uomo e la scienza o, per dirla con le parole di uno dei testimoni della tragedia: tra l’atomo e la vanga. Un incontro. Un libro. Illuminante. Preghiera per Chernobyl della giornalista bielorussa Svetlana Aleksievic, edito in Italia da E/O. Lei ci ha dato molte delle parole di questa storia, e ci ha dato quello che per noi è più importante: la voce di quegli esseri umani che, a vario grado, hanno vissuto sulla propria pelle “il più grande disastro tecnologico del XX secolo”. Delle testimonianze raccolte dalla Aleksievic abbiamo scelto, in particolare, due voci di donne: Ljudmila, moglie di uno dei pompieri accorsi alla Centrale per domare l’incendio, deceduto dopo due settimane, e Valentina, moglie di uno degli 800.000 uomini chiamati in seguito a “liquidare le conseguenze dell’incidente”. Queste voci custodiscono la legge antica del dolore, quello delle donne che restano a difendere il principio della vita e della sua continuità con la natura. Ci ricordano che la specie umana ha bisogno della casa/pianeta terra e che le donne sono le eccellenti custodi dello spazio di questo “focolare”. La scelta di non raccontare solo le loro storie, ma di interpretare i due personaggi, è legata all’esigenza di avvicinarsi ad una forma più teatrale del racconto, lontana dalla formula della “narrazione civile” pura e semplice. Al linguaggio delle parole abbiamo voluto affiancare un altro linguaggio, quello delle immagini, che ci aiutasse a comporre il puzzle della vicenda. Da qui l’incontro con Giacomo Verde, impegnato da anni nel dialogo tra arte teatrale e arte del video. Insieme abbiamo costruito un percorso di immagini che scorrono parallele al testo e abbiamo girato l’Italia per intervistare le persone che ci hanno aiutato a meglio inquadrare la storia di Chernobyl nei suoi aspetti più generali e nelle sue connessioni concrete o metaforiche con la nostra realtà. Sempre in video è presente uno dei più grandi attori italiani: Roberto Herlitzka, che dà voce e corpo alle parole di un testimone. È un padre la cui figlia muore a causa dell’elevata esposizione alle radiazioni e che ci racconta, con la lucidità delle persone profondamente offese, la sua esperienza. 

 

Quella nube dimenticata

Accadde nell'aprile del 1986. Inaspettatamente esplose il reattore della centrale nucleare di Chernobyl. L'Europa era sconvolta: la nube radioattiva avanzava, gli effetti dell'incidente erano incalcolabili ma molto probabili anche a distanza. Si poteva evitare? E si potevano limitare le conseguenza mortali indotte da una gestione approsimativa delle operazioni successive allo scoppio? Le domande sono retoriche, ovviamente, ma Reportage Chernobyl. l'emozionante spettacolo di Roberta Biagiarelli, anche in scena, e Simona Gonella, anche regista, scava in quella storia archiviata da altre tragedie e altre vittime senza giustizia.[...] La Biagiarelli, con un'interpretazione toccante quanto lucida e scarna di due vedove, ricama come l'amore si fa potente a cospetto della morte. [...] Commevente e utile, lo spettacolo dà precisa testimonianza senza sacrificare per questo, neanche un briciolo di bellezza e poesia.





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