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Dichiarazione del Presidente AVIB sull段ncontro Lukashenko-Berlusconi Stampa E-mail
Scritto da Raffaele Iosa   
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Devo, con sincerità e senza pregiudizi, esprimere la grande soddisfazione del volontariato italiano sugli esiti del recentissimo incontro a Minsk tra Lukashenko e Berlusconi del 30 novembre. A noi non interessano qui le polemiche politiche nostrane,  continueremo a votare in coscienza pensando al nostro paese (come volontari siamo politicamente apolitici), ma riconosciamo  oggettivamente che i contenuti e gli esiti  dell’incontro sono molto importanti. Non vorremmo neppure si parlasse solo della riapertura generalizzata delle adozioni, perché quella è storia vecchia che andava sanata,  e non vuol dire in futuro chissà quale esodo di altri bambini. C’è ben altro che piace evidenziare al volontariato italiano da anni impegnato in Belarus.

Ogni volta che vado in Belarus non dimentico mai che la notte di Natale del 1941 Hitler e Mussolini hanno pasteggiato a ostriche e champagne nel forte di Brest, guardando le loro armate invadere con prepotenza le pianure slave. Pensare che oggi a Brest potrà nascere un distretto economico con aziende bielorusse  (guarda la coincidenza!) ci fa capire la grande distanza da un’epoca all’altra. La possibilità di intese economiche tra i due paesi è nell’interesse di tutti, la povertà di uno fa la destabilizzazione degli altri. D’altra parte non dimentico (come hanno fatto tutti i commentatori) che la Belarus è la terra di Chernobyl ed ha pagato e paga per tutti una catastrofe di cui non sappiamo ancora davvero la fine. E che ci riguarda tutti. Ricordo, inoltre, che troppi pregiudizi hanno gravato in passato su un paese schiacciato tra due giganti (Russia e comunità europea), con vicini complicati (Polonia, Ucraina, paesi baltici), con nessuna risorsa naturale. Un paese in mezzo e di mezzo che ha patito la fine dell’URSS. Possiamo condannarlo perché ha preferito una via economica e sociale più prudente del liberismo esasperato di Eltins, che ha reso difficile  a tutti la vita in Russia se non agli oligarchi? Possiamo invece aiutarli per una via economica che tenga insieme ricchezza, eguaglianza, opportunità, garanzie sociali, e una più matura società democratica? Ma com’era possibile prima, quando tutto il mondo esaltava il liberismo darwinista, quello che ha portato alla crisi finanziaria delle bolle dell’anno scorso? A me pare che un’analisi laica  della Bielorussia debba contenere un più rigoroso riconoscimento delle radici storiche, economiche e culturali di quel paese. Un paese colto, che ha il doppio di laureati dell’Italia, che ha tutti i suoi bambini protetti anche se troppi ancora negli internati (in Russia 800.00 bambini sono scomparsi e senza protezione alcuna). Un paese che dopo 70 anni di comunismo ma anche secoli di zarismo deve sviluppare di più una società civile  e un’opinione pubblica autonoma, ma che ha stoffa e speranze. La prima speranza, la più importante: quella di esistere senza padroni esterni a decidere del loro futuro. Orgoglio che va riconosciuto. E’ anche in questo ambito che leggiamo la questione del Presidente Lukashenko,. Non vogliamo entrare nell’utilizzo strumentale che se ne fa in questa ore da una parte e dall’altra. E’ questione interna della Belarus.  Ma il regalo di Lukashenko al papa del libro di scuola del figlio, come l’apertura dei documenti del Kgb sui prigionieri italiani nell’URSS, sono segnali di una strategia politica che va ben oltre la falsa idea di “chiusura” del paese, che ha certo una tradizione  in parte autoritaria ma che viene ben prima degli ultimi 15 anni. Ad esempio, sulla questione della pena di morte, forse meriterà ricordare che negli anni 90 (Lukashenko giovane presidente) il 95% dei bielorussi votò un referendum per mantenere la pena di morte. Meriterà anche dire che nel 2007 le pene eseguite sono state 52, l’anno scorso solo 2, quest’anno nessuna. Conosciamo tutti i pregi e anche i difetti di quel paese (che sono molti, ma chi non ne ha? Noi?), ma cristallizzare le proprie opinioni su pregiudizi stantìì  come se nulla accadesse mai è un grande errore. D’altra parte come giustifichiamo l’America di Obama che ha la pena di morte anche se il presidente (che amiamo giustamente tutti) è premio Nobel per la pace? Questo incontro avvicina oggettivamente i due paesi e rende l’Europa più aperta. Poi vengono le demagogie di tutti i tipi, cui non siamo interessati. Suggerisco, per capirne di più, di leggere l’interessante saggio sulla Belarus scritto nell’ultimo numero della rivista di geopolitica Limes, dal titolo “a est di Berlino”. Ogni volta che pezzi di muro di quella vecchia epoca si sgretolano, siamo tutti comunque migliori. E il nostro volontariato, non più solitario come è stato per anni, chiuso da mille pregiudizi in Europa e in Belarus, ma  più aperto e consapevole da parte di tutti. L’AVIB continuerà, dopo questo incontro, a fare con le sue associazioni ancora meglio molte cose già in atto: buoni soggiorni di risanamento; case famiglia in Belarus per gli orfani; collaborazione per contrastare i tumori legati a Chernobyl;  il micro-credito per le comunità povere e i giovani; il collegamento tra  i giovani bielorussi parlanti italiano con le nuove nostre aziende che si stanno aprendo, per favorire loro migliori opportunità di lavoro;  la realizzazione di interventi culturali, umani, scolastici, e sociali sempre più attivi e aperti, con piena reciprocità. Si aprono ora spazi nuovi di aiuto ai bambini e ai ragazzi bielorussi,  spazi che non sradichino nessuno, ma che aiutino ogni giovane, in piena libertà, a decidere della sua vita con il massimo aiuto che noi italiani  potremo dare. I bielorussi non hanno bisogno di carità né di commiserazione, ma di amicizia e partnership. Non  servono loro pesci da mangiare ma canne da pesca. Per pescare nei loro abbondanti fiumi e laghi, non solo fisici ma anche mentali.





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