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"Non uno di meno" proposte per la cooperazione in Bielorussia Stampa E-mail
Scritto da Raffaele Iosa - Presidente AVIB   
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1.     DAGLI AIUTI UMANITARI ALLA COOPERAZIONE A TUTTO CAMPO 

La Repubblica di Belarus non è il Burkina Faso. In ottobre a Minsk si sono presentate quattro opere di Verdi, cinque di Puccini, Filumena Marturano di Eduardo e l’Arlecchino goldoniano di Strelher. Per non citare la cospicua produzione russa e internazionale di balletti, commedie e film. A quale Paese pensiamo quando ospitiamo i suoi bambini nei soggiorni di risanamento e ci occupiamo di loro 365 giorni all’anno per dar loro il massimo di opportunità di un futuro migliore senza ricatti, senza secondi fini, nei limiti delle nostre sincere possibilità e con amicizia vera? E’ ora di una nuova franca  chiarezza: è finita l’epoca degli “aiuti umanitari” legati alle emergenze o al comprensibile risarcimento per Chernobyl, inviando aiuti di qualsiasi tipo.

Con il rischio di perpetuare un assistenzialismo che non fa crescere, accentua rischi di dipendenza, aumenta i furbismi, gli imbrogli e gli sprechi, con effetti di un neo-colonialismo buonista deleterio. Gli eventi di Minsk indicano la natura europea della  moderna società bielorussa, anzi una passione per la cultura italiana che meriterebbe ben altre risposte di una piccola Dante Alighieri senza fondi e l’assenza di un Istituto Italiano di cultura, a fronte di ben 400.000 bielorussi parlanti italiano. Nel decennio che si conclude la Bielorussia ha avuto una crescita del Pil superiore almeno di 4 volte di quello italiano, la crisi internazionale dei mercati si è risentita nelle popolazioni  meno che in Russia e in Ucraina. Lo sviluppo è innegabile. Piuttosto ricordiamo come abbiano pesato in passato i pregiudizi internazionali e la geopolitica della regione, e certamente la difficile transizione dal sistema sovietico. Transizione che i bielorussi hanno sviluppato puntando ad un benessere senza liberismi estremi, con un rapporto tra mercato e società a forte governo pubblico. Luci ed ombre connotano la sua evoluzione, ma crediamo sia ora di finirla di pensarli come  “poveri” o “incapaci”  semplicemente perché i loro standard di benessere sembrano inferiori o diversi dai nostri. L’epoca dei cosiddetti “aiuti umanitari” va  conclusa, se questi vogliono dire aiuti usa e getta o di soluzione di emergenze (dal cibo alle siringhe per fare un esempio), e soprattutto culturalmente conclusa perché vorrebbe altrimenti dire continuare a considerare la Bielorussia subalterna  a fronte di un popolo invece orgoglioso. L’orgoglio non è un difetto, lo è però se non accetta l’amicizia degli altri anche quando sono critici, se è chiaro il rispetto e la fiducia  sull’identità dell’altro. E’ giunta l’epoca della “cooperazione a tutto campo”, reciproca e bilaterale. Nel nostro congresso del 23 maggio scorso l’abbiamo confermato con decisioni conseguenti. I nuovi rapporti tra Italia e Bielorussia vanno su questa strada: dalla demonizzazione alla cooperazione bilaterale, economica, sociale, culturale. Non più carità o disinteresse, ma amicizia a reciprocità. Ne siamo lieti. Questo vuol dire un grande cambiamento non solo da parte dei governi, ma anche nostro.

 

 

2. IL “CUORE” DI UNA FUTURA COOPERAZIONE  DEL VOLONTARIATO 

E’ finita la solidarietà in Bielorussia? No, l’opposto! Vuol invece dire individuare contenuti, modalità e obiettivi diversi dal passato. L’esperienza ci fa dire che oggi il problema della Bielorussia non è tanto legato alla ricchezza interna o al tasso di sviluppo, ma ad alcune grandi contraddizioni sociali che pesano ancora per uno sviluppo di vero benessere di tutta la società. Bisogna trovare un “cuore vero” al nostro impegno, che parta da loro non da noi. Un cuore di problematicità che noi abbiamo trovato in una questione irrisolta inerente ai loro bambini e giovani: la presenza di una marcata area di disagio sociale a grande rischio, fisico e di sviluppo cognitivo e morale per la quale sono necessari impegni nuovi, pena il rischio di un futuro danneggiato da popolazioni deboli, segnate da infanzie a rischio e da poche opportunità di futuro. Soprattutto troviamo una scarsa tradizione di interventi sociali di de-istituzionalizzazione nella normalità. Ed è qui che l’esperienza italiana può essere di aiuto, senza ricatti: la nostra pratica trentennale di inclusione (es. chiusura orfanotrofi, integrazione scolastica disabili in scuole normali) ci dà un valore aggiunto che possiamo offrire agli amici bielorussi con una cooperazione non colonialista. Per questo consideriamo storica la decisione del Presidente Lukashenko di chiudere gli internati,  ci sembrerebbe negativo che questo obiettivo non fosse realizzato perché va al di là dell’oggetto in sé: parla di una società nel futuro più aperta e capace di risolvere le sue contraddizioni con sistemi normali di vita e socialità, certo di maggiore efficacia per il futuro di tutti i ragazzi. Proponiamo agli amici bielorussi un sistema di collaborazione dal titolo “Non uno di meno”, pensando cioè a quei bambini e ragazzi a rischio-futuro per i quali non sarà certo l’uscita dal loro paese (vedi adozioni) né la reclusione in sistemi chiusi a risolvere il loro destino, ma ampliando le opportunità di vita e le loro chanches, sia in patria che in Europa. Per tutti e per ciascuno, per non perderne nessuno. E’ su questo cuore che il 3° congresso AVIB ha deciso di impegnarsi  per un’amicizia vera. Che contiene reciprocità: anche la Bielorussia ha cose da insegnarci!  

 

 

3. CHIAREZZA E TRASPARENZA NELLA COOPERAZIONE IN BIELORUSSIA 

Da 20 anni le iniziative di volontariato italiano in Belarus pullulano. Ma non vi sono reali riscontri di efficacia su quello che abbiamo finora svolto. Anzi: ricordiamo con disappunto come la pressante richiesta dell’ex ambasciatore Norberto Cappello di raccogliere più dati possibili sulla cooperazione andò quasi deserta, come se il volontariato volesse “nascondere” quello che fa. Scarsa è purtroppo ancora la solidarietà tra associazioni per fare sistema, ed è un male per tutti. Domina a volte una strana competizione giocata  in termini di mera quantità e non di qualità. Di fatto nessun dato ci dice la qualità del nostro impegno né sono attendibili i dati autoreferenziali interni senza indicatori imparziali. Certo facciamo molto, ma con grande frammentazione. L’AVIB vuol porsi invece in netta controtendenza, pur se difficile visti i precedenti, perchè crede nella sinergia e nell’aiuto reciproco tra associazioni, e crede nella trasparenza e nella verificabilità.   L’idea di cooperazione a tutto campo vale con stili nuovi per le nostre istituzioni ma anche per le associazioni.  Una buona cooperazione si fonda su tre principi: il co-finanziamento (no regali a perdere), la co-progettazione (no a offerte chiavi in mano colonialiste) e la prospettiva (non regalare un pesce, ma insegnare a pescare). Dopo 20 anni di volontariato pur encomiabile, è ora di fare un passo in avanti. Nel nostro recente congresso abbiamo deciso questo orizzonte,  le nostre associazioni si impegnano (con la firma di una Carta dei Valori) per la trasparenza, visibilità, solidarietà interna.  Faremo ciò che siamo capaci, senza trionfalismi né competizioni ma con il realismo delle nostre forze. Tanto o poco ma  soprattutto buono, che insegni a pescare e non a dare solo pesci da mangiare. Ma c’è un’altra questione strutturale nel nostro volontariato: chi dona del proprio impegno gratuito preferisce agire direttamente nelle comunità locali e non dare in beneficenza fondi o aiuti ad un lontano “governo centrale”. La dimensione locale è essenziale perché il volontariato italiano sia efficace, ma è anche essenziale alle comunità locali bielorusse che possono così trovare nella cooperazione non un aiuto assistenziale ma un’occasione di crescita reale nel tempo. Vuol dire quindi anche un netto passo in avanti da parte della autorità bielorusse, e in particolare del Dipartimento Aiuti Umanitari del Presidente della Repubblica di Belarus. Infatti è necessario sia una comune e più chiara individuazione delle priorità, sia una maggiore co-progettazione, per uscire dall’emergenza e dal rischio di accettare qualsiasi cosa pur che arrivi. C’è bisogno di maggiore fantasia, flessibilità, fiducia ed efficacia nella promozione e nei controlli. Non c’è nulla di male, inoltre, ad ammettere anche pubblicamente che le associazioni a volte temono di essere prese in giro da alcune istituzioni locali bielorusse, che fanno troppo poco per garantire il corretto utilizzo e manutenzione delle opere strutturali e infrastrutturali create con grandi sacrifici dalle associazioni italiane in Belarus. Quindi co-progettazione, ma anche  controllo alla luce del sole, perché si passi dall’emergenza alla cooperazione come strumento di effettiva crescita civile, economica e sociale.  

 

 

4. I NOSTRI IMPEGNI PER IL TRIENNIO 2009/2011 

Sulla base dell’individuazione del “cuore vero” del nostro impegno,  con nuove regole e forme di cooperazione attiva, le associazioni aderenti all’AVIB sono impegnate a proporre e realizzare azioni con forte carattere comune e di analogia, con forte solidarietà interna, che rispetti allo stesso tempo il protagonismo e le capacità di ogni associazione, ma non le lasci sole allo sbaraglio, con sistemi comuni di controllo e aiuto. Insomma, obiettivi comuni con regole comuni ma diverse strade e azioni.  Noi individuiamo quattro interventi prioritari che confermiamo al convegno di Minsk. 

  • Progetto “case famiglia Italia/Belarus”: per il superamento degli internati (priorità politica in Bielorussia) attivazione di uno speciale “modello italiano” di aiuto che prevede il co-finanziamento e la co-progettazione sia per la costruzione che per la sua vita quotidiana, e la co-educazione tra gruppi di famiglie/associazioni italiane e case o gruppi di case famiglie, in modo che anche i soggiorni in Italia siano una parte non accessoria ma coordinata e condivisa di una sorta di “familiarità positiva” che aiuta i bambini ad avere una vita normale in patria (ben migliori opportunità che nelle istituzioni chiuse) ma anche meno scissione tra vita in patria e soggiorni di risanamento, con una nuova armonia tra “famiglia” responsabile in Bielorussia e quelle ospitanti in Italia. In questo progetto i soggiorni in Italia e l’aiuto in Bielorussia si saldano in un unico quadro di aiuto complessivo gestito dal basso. Chiediamo il coinvolgimento del governo italiano nell’ambito dei nuovi rapporti tra i due paesi e progettazione di modelli (anche giuridici) sui quali sperimentare via via diverse esperienze locali. Ruolo di supporto, coordinamento di aiuto dell’AVIB, ma autonomia progettuale da parte di ogni associazione ed istituzione locale bielorussa.  
  • Progetto “pensami adulto”:  il passaggio alla vita adulta è difficile e a rischio non solo nei ragazzi degli internati ma anche in quelli dei villaggi della campagna bielorussa, dove non c’è Verdi o Puccini e spesso neppure l’asfalto. Intendiamo sviluppare diverse forme di aiuto ai giovani maggiorenni sia usciti dagli internati che provenienti da zone a rischio con forme di micro-credito, di aiuti diretti (case famiglie ad hoc, incentivi al lavoro, specializzazioni di capacità imprenditive). Su questo vogliamo seguire le innovative esperienze della Sardegna sulla formazione professionale. La presenza di imprese italiane in Bielorussia, ad esempio, potrebbe favorire nuove opportunità per ragazzi altrimenti a rischio disoccupazione o sottooccupazione, per connettere domanda e offerta sulla base del lavoro da noi svolto con i ragazzi e gli aiuti per la loro formazione ed inserimento. 
  • Progetti micro-credito alle comunità agricole: è nei villaggi della campagna bielorussa il cratere sociale in cui molti ragazzi e adulti sono a rischio. Pensiamo che l’aiuto alle comunità locali rurali sia strategico per l’interesse di tutta la Bielorussia, che non si ferma alla periferia di Minsk. Prevediamo l’attivazione di forme di micro-credito sociale sul modello Gremlin di Junus (premio Nobel per la Pace) con diverse forme di aiuto ai ragazzi, ma anche alle comunità locali  per forme di auto-realizzazione personale e comunitaria, professionale ed economica. Anche in questo caso la cooperazione delle istituzioni è essenziale: andremo oltre la beneficenza, sapendo che spesso i poveri sono migliori dei ricchi a rispettare le regole finanziarie, insomma sviluppando non solo una più solida ricchezza ma anche una più viva responsabilità personale e collettiva. 
  • Progetti oncologici ed ecologici: Chernobyl non è finita. Per questo intendiamo sviluppare e migliorare la cooperazione (non solo economica ma anche scientifica) su tutti quei temi che riguardano la salute e le malattie ereditate dalla catastrofe nucleare. Quindi: gemellaggi strutturati e continui con ospedali, cliniche specialistiche, internati per disabili (per chiuderli), strutture di aiuto sul disagio, sia con scambi di esperienze scientifiche e sociali di de-istituzionalizzazione, sia con aiuti mirati a casi di particolare gravità ( priorità assoluta:oncologia infantile). 

Questi sono i grandi filoni di impegno su vogliamo lavorare, e sui quali chiediamo altrettante risposte e impegni dalle autorità italiane e bielorusse.  Ma c’è molto altro in parallelo a questi quattro filoni strategici. Prevediamo ad esempio di organizzare “convogli umanitari di comunità” per economizzare e finalizzare meglio gli aiuti che siano ancora necessari dall’Italia. Ma crediamo anche molto nell’aumento della cooperazione culturale ed intellettuale da tutte e due le parti, perché la cultura è un pane immateriale che ci rende tutti più civili e  amici. Infine riteniamo giunta l’ora che l’Europa, l’Italia, e le nostre Regioni attivino la cooperazione decentrata per la Bielorussia con finanziamenti strutturali di vicinato, nei quali il terzo settore sia protagonista di progetti finalizzati, condivisi e fuori da frammentazione e casualità, ispirandosi anche al lavoro svolto dalla Regione Autonoma Sardegna, che da 5 anni  è fortemente presente in Bielorussia con progetti innovativi sia per contenuto che per forma di realizzazione concreta. Questo testo riassume le decisioni del 3° Congresso AVIB, è stato pubblicato 20 giorni prima del meeting di Minsk ed è passato alla discussione di riunioni regionali svolte in questo periodo. Insomma fatti di democrazia e partecipazione per tutti. A tutti coloro che vorranno starci, senza pregiudizi né inutili competizioni, nell’interesse esclusivo dei bambini e ragazzi bielorussi.





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