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Il metropolita Kirill il nuovo patriarca ortodosso Stampa E-mail
Scritto da AsiaNews - www.asianews.it   
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Mosca (AsiaNews) – Il metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrand, 62 anni, è il nuovo Patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie. L’annuncio è stato dato questa sera dopo lo spoglio dei voti da parte del “Concilio locale”, radunato oggi nella Chiesa di San Salvatore. Kirill ha preso 508 voti su 702 (il 72%); l’altro concorrente, Kliment di Kaluga e Borovsk ne ha presi 169. Per essere eletti era necessario avere la maggioranza dei voti. Poco prima dell’annunzio la televisione Vesti ha perfino annunciato un miracolo: l’icona della Madre di Dio nella Chiesa dove avveniva il Concilio, ha cominciato a “emettere mirra in abbondanza”. Il Concilio locale doveva eleggere il nuovo capo della chiesa fra 3 candidati scelti il 25 gennaio scorso dal Concilio dei vescovi e patriarchi.  I tre prescelti erano: Kirill, Kliment e Filarete di Minsk e Slutsk. Quest’oggi a un certo punto, Filarete ha rinunciato. Con ogni probabilità questo ha permesso una convergere dei voti verso il “vincitore”. Il “Concilio locale” era composto dai prelati della Chiesa russo-ortodossa e da rappresentanti del clero, dei religiosi e religiose e da laici di tutte le comunità di tradizione russa nel mondo.

Su 711 membri,  più della metà erano russi; il 27% ucraini e rappresentanti da altre 60 nazioni. Ricordando il periodo degli zar e quello sovietico, queste elezioni sono state pubblicizzate come le “più libere” da influenze esterne (Cfr.: Da Mosca un Patriarca per il Terzo millennio).  Ma dalla morte del patriarca Alessio II fino ad oggi vi è stata una grande “campagna elettorale” molto favorevole a Kirill. Le pubblicazioni religiose e statali lo hanno dapprima presentato come il più moderno e aperto fra i candidati, poi, timorosi di vederlo accusato di troppa vicinanza al mondo internazionale e al papa di Roma, hanno cominciato una campagna per mostrare la sua caparbietà nel difendere l’ortodossia. Il portavoce del patriarcato, l’arciprete Vsevolod Chaplin, ha messo in luce che proprio Kirill ha bloccato negli anni ’90 le attività dei “missionari occidentali”, accusati spesso di “proselitismo” e di “prendere il controllo del popolo russo”. Lo stesso Kirill, nella sua relazione sullo stato del patriarcato, tenuta oggi al Concilio locale – in qualità di locum tenens del trono patriarcale -  ha precisato che “non ci può essere alcuna questione sul compromettere la fede con altre confessioni”. Secondo gli analisti, Kirill, per il suo passato di responsabile delle relazioni esterne del Patriarcato, è la persona più conosciuta all’estero e – si dice – abbastanza vicina ai cattolici. Ma proprio in questi giorni, in un’intervista al quotidiano Trud, ha dichiarato che “il [futuro] patriarca e il papa non si incontreranno finché non vi saranno progressi sui temi che costituiscono problemi nelle nostre relazioni”. Nei giorni scorsi, a far pendere il voto verso Kirill è venuto in soccorso anche Alexander Pochinok, ex capo del servizio fiscale russo, che ha scagionato Kirill dalle responsabilità di uno scandalo sulle importazioni di alcol, sigarette e auto Mercedes, fatto entrare in Russia senza pagare le tasse, perché registrato come “materiale per operazioni umanitarie”. In un’intervista al giornale Izvestia, Pochinok ha detto che il responsabile di tutto era Kliment di Kaluga, l’altro concorrente per l’elezione a patriarca.





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