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Memoria dell'AVIB sulle accoglienze di minori bielorussi Stampa E-mail
Scritto da Raffaele Iosa - Presidente AVIB   
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Rappresento la gran parte delle associazioni di volontariato italiano che ospitano da 20 anni bambini e bambine bielorussi a seguito della grande azione umanitaria nata dopo la catastrofe di Chernobyl. In questi anni migliaia di famiglie italiane, con fondi propri, hanno accolto nella forma delle “famiglie a tempo” più di 400.000 minori bielorussi in progetti di risanamento (sia fisico che educativo che sociale) e sviluppato una straordinaria quantità di azioni di cooperazione decentrata in Bielorussia, diventando il loro primo partner per la solidarietà. Il nostro movimento rappresenta una vera e propria “diplomazia dell’amore” che non ha solo dato del bene a bambini in difficoltà, ma creato relazioni politiche e civili di più ampia portata, che in questa fase di positiva evoluzione dei rapporti  tra i due paesi raccoglie  frutti sempre più maturi. La nostra ospitalità è complessa, ci spinge la totale gratuità del dono affettivo e la difficile  navigazione tra alterne fasi politiche e istituzionali che non sempre hanno aiutato il volontariato a migliorarsi rispetto alle inevitabili difficoltà che una tale massa di azioni di solidarietà determina.

Nell’ottobre scorso il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha firmato un nuovo decreto sui viaggi di risanamento che ha considerato l’Italia come paese di eccellenza sulla qualità e sull’affettività, visto che solo al nostro paese è garantito che le accoglienze possano svolgersi fino ai 18 anni e che i bambini/ragazzi possano frequentare la medesima famiglia  tutte le volte che saranno invitati in Italia.  Questa decisione è stata accompagnata da una serie di altre regole organizzative che profilano meglio tempi e metodi delle accoglienze per la parte bielorussa. La nostra Federazione è particolarmente orgogliosa di questo risultato perché segnala la bontà del nostro lungo impegno, nonostante alcuni casi ambigui (si pensi al caso Cogoleto), e conferma il riconoscimento dell’Italia come paese affidabile e di alta qualità nella pratica della cooperazione.

 

A questo punto ci pare urgente e necessario chiedere azioni di cambiamento da parte del nostro Governo sulle modalità qualitative, giuridiche e amministrative dei nostri progetti, in modo da rendere bilaterale e più chiara,  per tutti e due i paesi,  natura e  forma delle accoglienze. Come noto, compete al Comitato Nazionale Minori Stranieri, struttura interministeriale alle dipendenze del Ministero del Welfare, la valutazione e l’approvazione dei progetti inviati dalle associazioni secondo una sequela di item previsti in “linee guida annuali”. Le linee guida attualmente utilizzate sono quelle dell’anno 2005, e di anno in anno iterate senza cambiamenti sostanziali, portandosi dietro ambiguità che vanno superate e adeguandosi alla nuova fase dei rapporti con la Bielorussia dopo il Decreto presidenziale. Il 2005 rispetto ad oggi in fatto di accoglienze è pura preistoria: non era ancora accaduto il fatto di Cogoleto, né il drammatico stop alle accoglienze delle vacanze di Natale 2006/2007, né l’accordo Italia/Bielorussia sulle garanzie giuridiche per la tutela dei minori bielorussi in Italia del maggio 2007 (che di fatto ha riavviato i progetti). L’AVIB quindi segnala un stallo nell’evoluzione delle regole di accoglienza, con il rischio di navigare a vista più rivolti al passato che al futuro. Per queste ragioni consideriamo urgente la predisposizione di nuove regole, che rendano possibile ottimizzare il decreto bielorusso e fare un salto di qualità e serenità alle accoglienze. Suggeriamo che queste regole siano (per gli elementi concorrenti), condivise e ragionate simmetricamente a quelle dei  partner bielorussi, in modo da garantire chiarezza e certezza per tutti. L’AVIB non intende chiedere regole generiche né di proporre l’accoglimento di qualsiasi progetto purchè i bambini vengano comunque in Italia. La sfida della qualità educativa, sociale, di chiarezza degli scopi, dell’organizzazione dei soggiorni è una ragione per noi di sviluppo e di crescita essenziale per il futuro di questa straordinaria esperienza, pena la sua fine. Non abbiamo paura della qualità e neppure del controllo, che vorremmo  rigoroso ed equo. Vorremmo al proposito, che fosse particolarmente più chiaro il ruolo delle famiglie a tempo come puro dono di tempo sociale ed educativo senza alcuna ambiguità e altri scopi (palesi o impliciti), e di differenziazione netta con i  processi di adozione, evitando che  alcune forme di ospitalità  sembrino “messe alla prova di fatto”, con confusioni piene di ambiguità. Con questo non neghiamo la più totale solidarietà alle famiglie che hanno un processo adottivo attualmente bloccato in Bielorussia. Nelle nostre forme di ospitalità un’ipotesi adottiva può anche accadere come caso raro (nel rispetto delle norme), ma deve essere esplicitamente chiarita la non ambiguità di comportamento delle associazioni su questo tema, pena un mercato impazzito di sentimenti ed interessi che fanno il male delle famiglie italiane e soprattutto dei bambini.

 

Ma l’AVIB intende qui porsi come soggetto di proposta delle nuove regole  che garantiscano una buona continuità con miglioramenti e semplificazioni utili a tutti.  Presentiamo quindi in questa memoria quattro semplici regole-base essenziali come nostra prima piattaforma di discussione. Questa proposta viene diffusa tra le nostre associazioni in questi stessi giorni. Con loro apriamo un’ampia consultazione che ci permetterà (dal basso) di raffinare una struttura che ci farà piacere confrontare con le Autorità subito dopo Natale per arrivare a  nuove regole entro l’estate.

La democrazia partecipata e il coraggio di fare proposte è la natura della nostra federazione.

 

1.      I tempi delle accoglienze.

Proponiamo semplicemente  di partire dalle ragioni degli altri  (i bielorussi) prima che da noi. E’ anche una buona pratica di cooperazione e di amicizia. Le ragioni per i bielorussi sono: strettamente le vacanze scolastiche estive  e  invernali. Dunque: non rivendichiamo 150 giorni di accoglienza e neppure un calcolo burocratico di soglie legate ai visti consolari.  Quell’epoca è finita, quanto meno perché la Bielorussia ha posto termini più qualitativi che quantitativi ai soggiorni all’estero dei loro ragazzi, ponendo giustamente al centro la scuola come elemento portante della crescita, che quindi non va perduta. Parallelamente si può studiare  (e concordare con la Bielorussia) l’eventuale azione, in alternativa o in aggiunta,  attraverso progetti studio concordati di breve durata temporale (così è la norma sia in Italia che in Bielorussia per i minorenni) legata a specifici progetti educativi e didattici. Si pensi, ad esempio agli stages pre-professionalizzanti o a specifiche attività formative ad obiettivi definiti (es. per le arti) o per alcune condizioni personali (es. disabilità). Quindi non prolungamenti di tempo generico mascherati, ma aumento reale della qualità del tempo. Otterremmo  migliore armonia tra i tempi di vita del bambino, la sua esperienza con la famiglia a tempo e la scolarizzazione. Questo supererebbe anche il tormentone sui 90/150 giorni, farebbe del tempo non un mito ma un valore. Tra quanto indicato dal DPCM del 1995 e il combinato disposto delle diverse norme in relazione agli ingressi in Italia di stranieri c’è oggi un terreno di opacità che va superato con una diversa flessibilità. D’altra parte è superfluo ricordare che le nostre accoglienze non sono “emigrazione” (visto che sono attuate con accordi internazionali di accoglienza condivisi), né “turismo” (anche se poi vengono dati i visti Shengen), ma di progetti di carattere umanitario con un inizio ed una fine. Non sosterremo mai la teoria per cui più i bambini stanno in Italia meglio è  per loro, a prescindere dai progetti. Sappiamo per esperienza che anche un solo giorno di accoglienza fatto male fa del male ai bambini. Conta la qualità delle accoglienze prima che la durata.

 

Ma c’è in queste ore, come ormai da qualche anno, la questione delle vacanze natalizie in relazione ai 90 giorni. Come sempre dal  2006 il tema divide tra loro le associazioni tra soi disants buone e cattive, crea conflitti quasi ideologici, ma anche diseducativi comportamenti per soluzioni all’ultimo minuto cosiddette “all’italiana”  con  “spinte” di diverso tipo, in una specie di “alla fine tutto si aggiusta” che  ha ammalato il volontariato e creato ogni anno  lacerazione. Alla fine tutto si aggiustava per tutti i richiedenti, senza alcun criterio di priorità e qualità, lasciando ogni anno amarezze, incomprensioni e confusioni. Patetiche e dolorose. Va riconosciuto che dopo i fatti di Cogoleto, in mancanza di nuove regole,   la tendenza da parte del Governo a  restringere ai 90 giorni senza deroghe  è chiara,  sia quello Prodi che quello Berlusconi. L’AVIB non intende sulla questione né difendere né attaccare nessuno: le associazioni sono tutte consapevoli del problema, sia che siano stati entro i 90 giorni sia che abbiano sfondato, come lo sa l’Amministrazione. Ma è ora di dire basta, guardare più il là, ri-progettare il sistema temporale delle accoglienze con ambiti chiari per tutti come questo punto propone dal 2009. Si stanno movendo in queste ore deputati ed eminenze di ogni parte, come ogni anno. I toni si fanno apri ed esagerati. Si rischia di vivere un deja vu che rischia di inquinare il futuro. E capisco soprattutto che non è colpa dei bambini né delle singole famiglie a tempo se la querelle tra alcune associazioni e il Comin porta al rischio che alcuni ragazzi arrivino il 1 gennaio piuttosto che il 23 dicembre, quindi perdendo il Natale.  Ci si doveva pensare prima, come cerchiamo di fare noi da tempo. Ma qui ora va trovata una soluzione, che sia di svolta. Dunque, saremo franchi, pur con il dispiacere del metodo:  ci affianchiamo anche noi a coloro che ritengono forse opportuna un’ultima deroga, ma solamente pensando ai bambini e un loro Natale un po’ più familiare. Ma che sia definitivamente l’ultimo Natale stupidamente strappato da una querelle che sta prendendo toni farseschi. E per farlo chiedo alle associazioni che hanno questo problema di fare un passo indietro per un nuovo patto: ottenere quei pochi giorni che possano rendere possibile il Natale ai bambini garantendo uno “scambio degli stessi giorno in meno” per l’estate prossima come segno di un diverso patto per il futuro,  e al Governo l’impegno a riscrivere le regole per il 2009. Una “mediazione” con lo scambio in meno è dovuta anche sul piano etico, altrimenti come nel passato la deroga diventa questione che dividerà amaramente i furbi, gli ingenui, i fedeli, i più poveri, i meno raccomandati. La fine della serietà del volontariato. La nostra proposta di mediazione può essere una base che unirebbe tutti ad un interesse comune sul futuro delle regole, ci farebbe fare meno fatica e  meno inutili litigi da ballatoio.

 

2.      I bambini  delle famiglie e delle associazioni

Va precisato assolutamente meglio la natura della accoglienze definendo il rapporto tra bambini, famiglie, associazioni. Dunque: criteri pubblici sulla selezione e formazione delle famiglie, criteri sui tempi di vita durante le accoglienze (quanto in famiglia e quanto in attività di gruppo)  per evitare accoglienze solitarie (e le associazioni semplici agenzie di viaggio) e garantire opportunità culturali e sociali vere; criteri per l’autovalutazione delle esperienze; criteri sull’assegnazione dei bambini; criteri di partecipazione delle famiglie alla progettazione predisposte dalle associazioni e alla vita democratica del volontariato. Vi è poi un elemento doloroso che merita scogliere sul “transito” delle famiglie da un’associazione all’altra, individualmente o in gruppo, con la nascita o meno di nuove associazioni: il criterio guida non può che essere: il bambino è di se stesso e dei suoi diritti. Quindi regole essenziali e controllo coraggioso delle eventuali patologie, sia da parte delle associazioni che delle famiglie.

 

3.      Che sia volontariato vero

Sono necessarie regole deontologiche e organizzative tali da rendere le nostre esperienze davvero figlie del volontariato migliore. Ad esempio è indispensabile confrontare quanto costa alle famiglie il soggiorno e quanto invece viene dato dalle attività di found raising delle associazioni. Se il costo del soggiorno è tutto a carico delle famiglie, non è volontariato ma semplici viaggi organizzati. Altrettanto è utile la ragione giuridica delle associazioni, la trasparenza amministrativa, la territorialità e il loro impegno nel territorio. Significativa deve inoltre essere la valutazione dell’impegno di cooperazione in Bielorussia. Utile può essere anche l’istituzione di un registro delle associazioni, che ponga alcuni paletti qualitativi essenziali di esclusione (ad esempio associazioni che svolgono sia accoglienze che adozioni, associazioni con natura giuridica incerta, ecc…)

 

4.      Controllo come promozione

Riteniamo infine che sia interesse del miglioramento del volontariato che il Comin sia messo in grado di svolgere una funzione di promozione-controllo pieno, anche con l’ingresso di nuove competenze. Non capiamo, ad esempio, perchè non vi sia un rappresentante del Ministero dell’istruzione, vista la valenza formativa delle nostre accoglienze, e le ipotesi sui permessi studio che si potrebbero trattare. Il Comin deve essere messo in grado di controllare qualitativamente le esperienze realmente realizzate, non solo come forma punente (se necessario) ma come valutazione del merito che sia utile a tutte le associazioni per crescere ed autoregolarsi. Quanto all’AVIB su questo tema, ci sentiamo in grado di poter confermare la nostra Carta dei valori con regole deontologiche essenziali che ogni associazione iscritta osserverà, ma vorremmo anche proporre una ricerca internazionale svolta da terzi sugli effetti delle nostre accoglienze nel lungo periodo sul destino dei ragazzi che accogliamo. Potrebbe essere l’Istituto degli Innocenti il soggetto indicato, per il livello e la fama internazionale che possiede, o istituto similare. Una ricerca unirebbe ancora di più gli interessi italiani e bielorussi a condividere la qualità effettiva e gli eventuali punti critici.

 

Conclusioni, per adesso

 

Questa prima base di discussione viene offerta alle Autorità di Governo e alle nostre associazioni come prima proposta che dovrebbe trovare nel gennaio prossimo una definizione formale attraverso un tavolo di lavoro agile e ad obiettivi chiari: le nuove regole per l’estate 2009.  Riteniamo che i quattro punti  presentati e le specificazioni elaborate con la consultazione possano essere buone basi  anche per i bambini ospitati da  altri paesi  (es. Ucraina) avendo però cura di precisare le condizioni di progetti svolti per bambini di paesi comunitari, per evitare discriminazioni e differenze poco corrette in tema di solidarietà. Desideriamo farlo, però, come puro volontariato, senza alcuna forma di consociativismo. Noi non ci sentiamo controparte del Governo, ma non siamo neppure “parte pubblica”. In quanto rappresentanza formalizzata, consideriamo dunque nostro diritto-dovere proporre ed essere consultati nelle decisioni istituzionali e amministrative, desideriamo partecipare all’evoluzione più generale della solidarietà come tema politico e sociale che pervade ogni soggetto del paese (pubblico e sociale). E per questo siamo sempre pronti alla massima collaborazione. Ma proprio  per queste ragioni riteniamo opportuno confermare quanto già detto in altre sedi  circa l’inopportunità che un presidente di una qualsiasi associazione faccia parte organica con diritto di voto del Comitato Nazionale Minori Stranieri, questo quanto meno per evitare il paradosso che il controllato sia anche controllore! L’AVIB non chiederà mai un posto nel Comin. La nostra etica esclude la commistione tra controllato e controllore, qualsiasi sia il presidente delle associazioni presente. Confermo quindi che l’attuale presidente di associazione presente nel Comin non ha alcuna delega da parte dell’AVIB. Se l’Amministrazione dovesse invece ritenere opportuno nominare un esperto tecnico dal punto di vista del volontariato, potremmo liberamente segnalare (senza vincolo per l’Amministrazione) nominativi di esperti con il massimo carattere della terzietà, mai rappresentanti a nome nostro. La non chiarezza sui diversi ruoli di ciascuno  ha reso difficile in passato la vita delle associazioni e il rapporto tra loro. Sciogliere questo inutile nodo gordiano sarebbe segno di una buona politica dove ognuno fa il proprio compito, nel massimo dialogo e confronto senza pregiudiziali.

 

Invio questa memoria come struttura propositiva e presentazione della linea della Federazione che ho l’onore di presiedere nello stesso momento al Governo e alle nostre Associazioni. I primi contatti che ho avuto in questi giorni con i tecnici del Ministero del Welfare segnalano possibili positive soluzioni in tempi brevi, per le quali si avrà da noi il massimo impegno. Mi auguro dunque  una risposta nel merito ed attendo occasioni per approfondirne le questioni in un colloqui strutturati, sempre massimamente disponibile al dialogo. L’AVIB conferma quindi la sua piena disponibilità alla collaborazione, augurandoci nel futuro sempre più chiarezza, serenità e armonia per un medesimo obiettivo comune: la solidarietà come patrimonio civile del paese, patrimonio che lo rende migliore.




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