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AVIB e accoglienze: da un’estate perfetta alla campagna d’autunno Stampa E-mail
Scritto da Raffaele Iosa - Presidente Avib   
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Non ho scritto nulla da luglio ad oggi perché anch’io sono una famiglia accogliente e sono stato impegnato, come tutti, a vivere la mia esperienza di volontariato nella mia famiglie e nella mia città. Non ho scritto nulla anche per scaramanzia, nell’attesa  che tutto filasse per il meglio e che questa estate fosse perfetta per le accoglienze dei nostri bambini e ragazzi bielorussi. Ma non siamo stati fermi. Numerose sono state le occasioni di contatto tra le varie associazioni, lo studio delle diverse esperienze, e la preparazione per i nostri impegni autunnali. Il nostro telefono SOS AVIB ha funzionato, per fortuna mai per cose gravi, segnalando molta voglia di confronto.

 

Ora che tutti i nostri piccoli amici sono tornati in patria e a scuola (con un sistema scolastico rinnovato che aumenta la scolarità obbligatoria di base: complimenti!), è il momento di fare il punto e di riprendere  il lavoro che con intensità abbiamo iniziato nei mesi scorsi per il nuovo AVIB. Alla fine della nostra estate accogliente, sono felice per il grande successo di qualità e l’assoluto rispetto delle regole che tutte le associazioni e le famiglie italiane hanno dimostrato. Dopo anni nei quali vi sono state turbolenze, posso affermare ora, partiti gli ultimi aerei, che è stato il miglior anno in assoluto per la qualità del nostro impegno. Segno che l’esperienza insegna, che un terreno chiaro e condiviso di regole funziona per tutti, che queste riducono i rischi di stranezze, e che il movimento italiano sta assumendo una maturità organizzativa ed educativa che va oggi  ottimizzata per dare al futuro un senso ancora migliore. Insomma, l’amicizia tra Italia e Bielorussia è stata messa positivamente alla prova, ha funzionato,  va confermata e ulteriormente sviluppata. In questa mia prima estate da presidente ho potuto anche misurare la competenza e la sensibilità delle nostre reciproche autorità (sia le due ambasciate, che le istituzioni di riferimento) per tutti i piccoli casi  e le situazioni di valore umanitario, utili a rendere positive e corrette le accoglienze. Ma ho anche potuto cogliere più direttamente la vastità e qualità delle esperienze di accoglienza. Che non si riducono affatto a viaggi di vacanza con famiglie abbandonate a se stesse, ma a proficui progetti di accoglienza dove si offrono ai nostri bambini e ragazzi opportunità non solo di salute, ma anche culturali, sociali, linguistici, parascolastici di grande aiuto per la loro crescita. Questi aspetti forse sono stati in passato poco esaltati, ma nessuno può dire che offriamo banali vacanze. Offriamo amore e opportunità, che assieme alla salute fanno migliore il futuro di questi bambini. Mi ha in particolare colpito l’attenzione che molte associazioni hanno avuto per gli adolescenti. Sono numerosissime le esperienze di stages, opportunità formative, esperienze sociali che hanno riempito l’estate dei nostri adolescenti (l’età più difficile sempre) con effetti di maturazione di responsabilità e ottimismo nella vita. Altro che vacanze a consumare! Ho visto  accoglienze come ricchezza da spendere nella loro vita scolastica e nella loro maturazione. Con una vera “famiglia seconda” che senza ricatti aiuta gratuitamente giovani spesso provenienti da aree di disagio e da sofferenze biografiche a credere di più in se stessi, a maturare con responsabilità sapendo che si crede in loro. Di questo amore e fiducia sono riempite prima di tutto le valigie con cui sono tornati! E quest’anno con una serietà maggiore circa equivoci sul loro destino, senza alibi, con serenità perché le accoglienze non diventino uno schizofrenico pendolarismo o un illusorio Bengodi. Penso che per tutto questo l’AVIB ha  contribuito, seminando serietà e impegno. Che  servono a puntare nettamente sulla qualità, sul rispetto delle regole, anzi sulla loro valorizzazione non come vincoli ma come condivisione degli obiettivi  delle accoglienze.

 

Posso quindi affermare che l‘accordo tra governo italiano e governo bielorusso si è dimostrato una piattaforma interessante ed intelligente per andare avanti, non per tornare indietro. Funziona. Il doloroso e sconcertante caso della ragazza bielorussa trattenuta negli Stati Uniti, che abbiamo tutti seguito con apprensione ma anche  disapprovazione, dimostra ancora di più che è ormai ora di passare dall’aiuto spontaneo e casuale allo scambio e alla bilateralità tra governi e popoli, non solo sulle accoglienze ma anche sulla cooperazione internazionale, sull’organizzazione dell’impegno del volontariato in patria e in Bielorussia. Una volta tanto gli americani devono imparare da noi! Per queste ragioni sto preparando un dossier che nel mio vicino viaggio in Bielorussia porterò alle autorità competenti (in particolare alla vice ministra dell’istruzione Kovaleva) sulle migliori pratiche che ho raccolto, su come si possano qualificare nel futuro le accoglienze e la cooperazione decentrata in Bielorussia partendo dalle migliori esperienze realizzate sul campo. Questo per far conoscere meglio cosa facciamo e siamo, ma anche per sviluppare nuove regole e accordi di qualità nell’interesse dei bambini. Ma….pacta sunt servanda: il futuro deve essere reciproco, frutto di accordi e di sviluppo dell’amicizia, senza atti unilaterali. E’ nell’interesse di tutti! Da qui che parte il nostro autunno, denso di lavoro. Nella prossima settimana uscirà la 3.a, newsletter contenente analiticamente gli impegni: come sempre puntiamo alla trasparenza, non facciamo nulla di nascosto. C’è molto da fare in Italia, per dare maggiore chiarezza alle regole e al lavoro del Comitato nazionale minori e alle istituzioni sull’impegno del volontariato per i minori in difficoltà. Abbiamo un’agenda corposa di contatti con le nostre istituzioni, cui non andremo a chiedere ma a proporre. Abbiamo anche la prevista consultazione di associazioni e famiglie sul futuro dell’amicizia con la Bielorussia, per decidere insieme.  C’è da fare per dare qualità ed economicità alle nostre accoglienze, partendo dalle spese ma soprattutto operando per migliorare sempre più la qualità delle nostre accoglienze. C’è da fare per consolidare e sviluppare tutti gli accordi con la Bielorussia. Questa splendida estate perfetta ci conforta che sarà più facile. Ma tutto questo va fatto in modo bilaterale, non avendo più per obiettivo l’aiuto tout court (magari anarchico) ma lo scambio sempre più maturo, per rendere i due paesi  più amici sul serio.

 

Questo avvio della campagna d’autunno ci viene confortato dalle condizioni internazionali di questo periodo. Naturalmente noi aiuteremmo i bambini in difficoltà qualsiasi siano le condizioni politiche. Ma non possiamo non notare che proprio in questi giorni si sta aprendo una stagione nuova e positiva di relazioni tra Comunità europea e Bielorussia, che la stessa tensione nata in Georgia sembra, pur con tutte le sue dolorosissime contraddizioni, richiamare alla necessità del dialogo e del confronto senza pregiudiziali. Nuovi segnali di dialogo reciproco provengono dall’Europa e  dalla Bielorussia, sempre più intensi. Come possiamo tacere? Noi che in un qualche modo in questi anni non sempre facili siamo stati un ponte reale di quella diplomazia dell’amore che oggi ha il dovere di essere ancora più presente e valorizzata? Io penso che l’Italia, non solo il volontariato ma anche  le sue istituzioni, possa e debba essere tra i migliori amici della Bielorussia. E’ interesse dei due paesi. Per questo credo sia necessario un nostro impegno per andare più in là  delle accoglienze, far diventare questo movimento un sistema più ampio di amicizia, coinvolgendo non solo il sistema volontariato ma anche il sistema-paese. Ripeto fino alla noia lo slogan: “dall’aiuto allo scambio”. La nostra strada è agevolare l’amicizia su tutti gli altri fronti (culturale, sociale, economico, affettivo, sanitario, ecc..) che possano reciprocamente far diventare i due paesi più amici. E noi, per questo, con un’attenzione piena e attiva per i bambini e i ragazzi. D’altra parte siamo due paesi-ponte un po’ simili: noi verso il sud mediterraneo, loro verso la vasta Russia e l’Asia. Per natura e  storia portati alle relazioni e non alle chiusure. Questo è il vero progetto in cui tutte le associazioni e le famiglie possono, ognuna nelle sue capacità e azioni, sentirsi con orgoglio di far parte di un movimento che non aiuta solo quel singolo bambino e bambina che curiamo con amore gratuiti, ma anche veicoli di pace e solidarietà in un mondo troppo diseguale e a rischio disintegrazione. Ogni piccolo gesto d’amore individuale sta dentro una spinta  di miglioramento del mondo. Per questo la nostra campagna d’autunno vuol essere una stagione di progetti in comune, che superi gli ultimi pregiudizi sul nostro lavoro e sull’umanità delle nostre famiglie, che comprenda senza ostilità le diverse opportunità che possiamo dare ai giovani di un paese che ha una storia non facile, ma che ha il diritto alla speranza. Non possono non esprimere apprezzamento, ad esempio, per le forti dichiarazioni del presidente Lukashenko sull’impegno per i giovani e i bambini degli internati, per aiutare le loro famiglie naturali in difficoltà, per sviluppare nuovi modi educativi, insomma per ridurre la dolorosa piaga degli orfani sociali e dei drammatici esiti psicologici di sentirsi non-figli avendo i genitori magari vivi, ma che pensano al bicchiere piuttosto che a loro. Sorprendente è che un’ipotesi presentata (le “madri” delle case famiglia) assomigli molto alla straordinaria esperienza di Don Zeno Saltini e alla sua italianissima Nomadelfia. Ricordo questo perchè credo che, tra i tanti scambi possibili, la nostra esperienza quarantennale di de-istituzionalizzazione possa essere molto utile agli amici bielorussi per realizzare questo meraviglioso obiettivo: svuotare gli orfanotrofi. Questa sfida è più difficile di quanto sembri, non solo per ragioni economiche ma anche culturali e scientifiche. Non sono cose che si improvvisano, e la nostra esperienza nazionale ma anche le nostre modalità di accoglienza possono agevolare e migliorare questo importantissimo obiettivo. Insomma, non sembri strano: buone accoglienze aiutano alla de-istituzionalizzazione e alla riduzione delle stigmate psicologiche e affettive dell’abbandono. E’ in questa luce che con maggiore franchezza potremmo collaborare insieme per tutto il panorama orfanità, tra cui anche l’aiuto dall’Italia e in Italia.  Svuotare gli orfanotrofi è un atto di civiltà e amore. Noi ci stiamo.

 

Insomma, ci attende un autunno caldo, partendo dalla messa a punto delle regole di accoglienza, la progettazione delle accoglienze invernali, fino alle nuove sfide della cooperazione. Ma ne abbiamo anche una interna, per maggiore unità tra noi (che sento sempre più in crescita) verso un nuovo congresso a marzo 2009 che dia spessore e continuità ad un impegno che ci rende sensata e felice la vita. Grazie, grazie di vera riconoscenza a quelle migliaia di famiglie italiane che quest’estate hanno come me gioito, pensato, dato, vissuto pienamente un’estate nella quale abbiamo anche tanto (ma proprio tanto) ricevuto e imparato dai nostri bambini bielorussi.





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