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Resoconto viaggio in Bielorussia del presidente AVIB Stampa E-mail
Scritto da Raffaele Iosa   
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Dopo 14 viaggi personali in Bielorussia a vedere i miei ragazzi che vengono a Ravenna, e a studiare come funziona la scuola e la società bielorusse, questa volta il viaggio ha avuto un tono diverso di ufficialità e di presentazione del nuovo AVIB. Con questo resoconto prosegue lo stile di trasparenza e franchezza, di cui c’è  oggi bisogno. Ho avuto un’accoglienza positiva e franca dalle autorità che ho incontrato: l’Ambasciatore Cappello, la vice ministra dell’Istruzione Kovalova e il direttore del dipartimento aiuti umanitari Koliada. Da tutti loro anche la comprensione di quanto sarà complesso il compito della nuova presidenza, perché sanno bene delle difficoltà del passato, ma anche di quanto sarà importante l’unità e l’efficienza delle associazioni.

 

Grazie quindi per la spinta che ci hanno dato! Ma la prima cosa che intendo raccontare riguarda Gino e Chiara, padre e figlia di 20 anni, piemontesi che hanno fatto il viaggio con me da Roma e che ho aiutato nella dolorosa ragione del loro viaggio d’emergenza a Minsk. Il “loro ragazzo”, che ha 19 anni e che avevano ospitato nel loro paese tra le vigne per 10 anni e non ha nessuno in patria, aveva avuto un grave principio di annegamento. Erano partiti alla disperata per vederlo, sapere come va, stargli vicino. Il contatto lo teneva una vecchia maestra dell’internato, una grande donna che si era presa a cuore questo ragazzo solo in patria, ma non solo al mondo visto che ha una famiglia amica in Italia e un intero piccolo paese dell’astigiano che trepidava per lui. Non dimenticherò mai la cena con loro, dopo un viaggio avventuroso (problemi con i visti), quando verso mezzanotte la maestra ha telefonato che venissero subito perché il ragazzo si era aggravato. Ricordo la disperazione che abbiamo condiviso: pane nero e lacrime. All’alba sono partiti per l’ospedale di una città vicina e per due giorni sono state  commoventi telefonate. Hanno avuto la gioia di assistere al risveglio dal coma del loro ragazzo, al salvataggio che per bravura i medici sono riusciti a compiere. Gli ospedali bielorussi non hanno gli standard tecnologici dei nostri, ma le competenze mediche sono lì di storica competenza. Gino e Chiara hanno vissuto momenti di vera solidarietà con i medici, ammirati dalla loro presenza e il ragazzo ha sentito che davanti alle grandi cose della vita (e della morte) non era solo. Loro due, la sua maestra e l’interprete Galina. Straordinaria la richiesta del ragazzo, con i polmoni ancora pieni di fango di avere…un pacchetto di sigarette! Ho raccontato questa avventura a tutti i miei interlocutori, raccogliendone partecipazione viva e simpatia. Ma questa storia è emblematica di quello che siamo noi italiani che accogliamo. Preciso. Si parla forse troppo di adozioni, affidi internazionali, permessi studio e sono problemi importanti e da discutere, ma si lascia sullo sfondo la materia  maggioritaria della nostra solidarietà in e per la Bielorussia fatta di migliaia di famiglie italiane che  creano rapporti di fiducia e amore gratuito con ragazzi bielorussi altrimenti a rischio senza pretendere nulla, lasciando loro la decisione sul loro destino, creando un rapporto che da “famiglia a tempo” diventa “amici per sempre”. Come dico sempre nei miei scritti: i bambini e i ragazzi non sono nostri, ma siamo noi per loro. Questo è il valore grande delle accoglienze. E sicuramente quando ad agosto il “nostro ragazzo” verrà nell’astigiano in ferie per un mese (da maggiorenne con un lavoro in Bielorussia), sarò insieme a lui  a Gino e Chiara e il loro paese (rimasto col fiato sospeso ad attendere notizie) e pur essendo astemio penso stapperò con loro una buona bottiglia di moscato. Con grande calore ci ha seguito dall’Italia  Antonio Prisco, il presidente della loro associazione, che non ha dormito tre notti in attesa di sapere cosa serviva e si doveva fare. Mi è sembrato quasi un remake del film di De Santis “Italiani, brava gente” ambientato proprio da quelle parti quando il regime fascista aveva mandato i nostri giovani ad ammazzare i giovani bielorussi e russi di allora. E gli italiani, invece, come ci ha insegnato il grande Mario Rigoni Stern morto in questi giorni, desideravano solo tornare a casa e non avevano alcun odio verso i russi. In un’altra occasione pubblicherò una lettera che Rigoni Stern mi ha scritto quando l’ho invitato a venire a Minsk per il 20°di Chernobyl: desiderava rivedere i boschi, i prati e le lagune del Pripiat dove era stato da giovane. Soprattutto le distese di betulle, la sua pianta preferita. Ma la vecchiaia era già dura per lui e gli urogalli anche nel suo altipiano di Asiago erano sempre più scarsi. Questo è l’AVIB che ho presentato in Bielorussia, il nuovo AVIB sempre più attento alla qualità, alla serietà, soprattutto un’AVIB che ha capito come la fase storica e sociale dei nostri rapporti con la Bielorussia debba passare dall’aiuto (che comunque serve ancora) allo scambio e reciprocità. Per questo trovo ammirabile l’esperienza di Giuseppe Carboni e della Sardegna, tra cui quella di portare ragazzi italiani in Bielorussia e penso che le accoglienze continueranno e miglioreranno (e si apriranno scenari nuovi anche per le altre opportunità di aiuto al futuro dei ragazzi)  nella misura in cui l’Italia brava gente sarà più presente in Bielorussia e sempre più accogliente in Italia, misurandoci non solo su quanti bambini portiamo ogni estate e inverno nei progetti di risanamento. Da Gino e Chiara e dalla maestra Svetlana ho imparato che l’amore non ha confini. Anche Gino e Chiara sono tornati migliori. E qui li ringrazio per la lezione di umanità e l’orgoglio di appartenere ad una federazione fatta di tante famiglie come loro. Io che da professionista dell’educazione spesso sono deluso dal trionfo dell’egoismo e del rancore, una lezione di attualissima umanità. Da queste cose sono partito nel caloroso colloquio con l’ambasciatore Cappello assieme  al primo Segretario d’Ambasciata Santoro. Un colloquio lungo, molto intenso e chiaro, che ha avuto al centro il programma del nuovo AVIB (qualità, continuità, cooperazione in Bielorussia, serietà degli interventi, chiarezza nei rapporti internazionali). Mi è stato chiaro da subito  come sia  un errore, che alcuni fanno, considerare l’Ambasciata d‘Italia a Minsk come fosse una prefettura all’estero. L’Ambasciata d’Italia rappresenta non solo le istituzioni, ma gli italiani e soprattutto gli italiani come noi che portiamo la diplomazia dell’amore. Ho avuto da loro parole di grande interesse sui progetti di miglioramento del nostro lavoro (inutile che qui li ripeta: leggete cosa abbiamo scritto in questi 30 giorni), e la netta considerazione del fatto che se non ci fossimo state noi associazioni la Bielorussia sarebbe per l’Italia un quasi nulla geopolitico. Che insomma se c’è ad esempio anche un aumento degli scambi commerciali tra i due paesi è anche merito nostro! L’Ambasciatore ci ha ringraziato per la mia nota un po’ dura sul fatto che le associazioni non avevano inviato ancora le schede sul loro lavoro in Bielorussia. E’ paradossale che le associazioni non capiscano che avere un quadro chiaro dei nostri interventi rafforza la nostra visibilità in quel paese, offre a lui quanto meno un credito alto per avere rapporti di più forte scambio e collaborazione con il governo di Minsk. Ho quindi confermato un continuo patto di collaborazione su tutto, dalla qualità dei soggiorni in Italia,  all’aumento della qualità dei nostri interventi in Bielorussia (tra cui la mia proposta di fare rete tra noi per accedere ai fondi europei dedicati che l’Italia non utilizza mai)  evitando di fare da soli o con una logica in buona fede colonialista. La cooperazione internazionale è seria se nasce sulla reciprocità, sulla piena collaborazione, insomma se cambia strutturalmente le condizioni di partenza (es. insegnare a pescare) piuttosto che rispondere ad un’emergenza in modo compassionevole (dare un pesce da mangiare). La situazione della Bielorussia ha bisogno di reciprocità e di canne da pesca. Circa le accoglienze, la fase positiva dei rapporti tra Italia e Bielorussia ha nell’Ambasciatore d’Italia un interlocutore attento e molto attivo. Ho espresso il mio ringraziamento ma anche il mio desiderio di migliorare gli accordi sulle accoglienze e di collaborare sempre di più perché anche gli aspetti burocratici siano semplificati. A proposito del rilascio dei visti, l’Ambasciata smaltisce con efficienza un grande lavoro, con la collaborazione delle associazioni bielorusse di riferimento di Minsk. Devo anche riferire sul numero complessivo di visti Chernobyl che quest’anno dovrebbero essere emessi: si ipotizzano  meno di 20.000 ingressi, quindi con un calo rispetto al passato, che meriterà analizzare alla fine dell’estate. Sono però in grande aumento i visti turistici dei ragazzi come quelli di Gino e Chiara, con un ottimo percorso agevolato per la concessione dei visti. Segno di quest’amicizia che continua tutta la vita. Devo anche dire, peraltro, che non esiste in Italia un significativo fenomeno di bielorussi clandestini, segno di rapporti seri e che potrebbero anche essere migliorati con forme di scambio tra i due paesi per progressi economici ed emigrazioni intelligenti. Insomma, un colloquio intenso, che ha avuto al centro l’idea del nuovo AVIB: molta e più qualità, una federazione di proposta, di attacco e non di difesa, soggetto di crescita dell’amicizia. Abbiamo condiviso la speranza e la necessità che  le associazioni di volontariato siano  unite e solidali tra loro, perché le divisioni hanno effetti molto negativi in Bielorussia. Questo al di là del mio ruolo: ho precisato che ho un mandato a nove mesi e nessun desiderio di carriera, ma interesse a non far morire o ridicolizzare una delle più belle esperienze di volontariato degli ultimi anni. Abbiamo, ovviamente, parlato anche di adozioni, affidi, e permessi studio, temi molto delicati e che toccano la vita delle persone. Si è vista tutta la delicatezza delle questioni, che rendono necessaria una maggiore capacità di ascolto della Bielorussia, senza pregiudizi e con chiarezza, senza fantasie su soluzioni miracolose. La Bielorussia ha avuto un calo demografico grave nel decennio scorso, ha una sua cultura sulla famiglia e la società con la quale dobbiamo fare i conti. Non sto affatto sostenendo che non ci sia nulla da fare. E’ chiaro però che è solo illusione chi pensa che l’affido internazionale sia una scorciatoia parallela alle adozioni, e altrettanto i permessi studio. Sono altre cose, che vanno studiate con serietà e chiarezza istituzionale, senza mai avere l’idea  di essere salvatori di nessuno. Io ad esempio ho parlato di affido breve come forma giuridica che consolida meglio le accoglienze dando maggiore forza agli accordi attuali, che possono essere migliorati. Su tutto il resto è chiaro  invece che la prospettiva passa per una visione amichevole, attenta, rispettosa, senza fughe in avanti né  accordi sottobanco. Soprattutto avrà spazio se aumenta la logica dello scambio superando quella del solo aiuto. Penso vi siano prospettive di aiuto individuale, caso per caso,  ai bambini e ai ragazzi anche diverse dalle accoglienze brevi sia nell’epoca minorile che in età adulta con una politica più attenta da tutte e due le parti. Per le quali le nostre associazioni possono dare molto. Purchè però finisca per sempre un certo equivoco che ha fatto nascere l’idea che le accoglienze di risanamento siano una specie di prova à la carte di una successiva adozione. Può capitare, è umano ed anche bello, che in alcune accoglienze nasca una dimensione più forte di quella della “famiglia a tempo” (che come nel caso di Gino e Chiara, che dura comunque tutta la vita anche questa) per qualcosa di diverso. Per la verità questi casi sono pochissimi, 600 su 340.000 ragazzi bielorussi accolti in questi anni. Ma deve essere il caso, non una palese intenzione, perché questa inquina l’intero movimento delle accoglienze ed allontana (non avvicina) anche una serena discussione con la Bielorussia  sugli altri istituti giuridici che nel mondo si stanno sperimentando per aiutare ragazzi in difficoltà senza creare sradicamenti e imbrogli. E’ stato un primo colloquio di grande intensità professionale, umana, soprattutto di prospettiva. Ringrazio l’Ambasciatore Cappello e il dott. Santoro per la grande spinta che mi hanno dato ad andare avanti e la palese collaborazione che abbiamo iniziato ad avere e che continua giorno per giorno con scambi di notizie e collaborazione anche sui singoli casi. A fine settembre un nuovo incontro di lavoro per i programmi di collaborazione del 2008-2009. L’incontro con la vice ministra Kovalova è stato altrettanto caloroso ma ancora più chiaro sui medesimi argomenti. Ho avuto da lei il pieno riconoscimento del grande valore dell’Italia nella cooperazione con la Bielorussia, la positività di questa fase per il rispetto degli accordi presi sulle accoglienze e la necessità di andare avanti sulla qualità, la reciproca conoscenza, il miglioramento della reciproca fiducia. Abbiamo anche immediatamente deciso una collaborazione quotidiana sul controllo-assistenza dei soggiorni in corso. E’ stato molto apprezzato il servizio telefonico SOS Avib 24 ore su 24, è stata confermata l’esigenza che gli italiani siano uniti tra loro e che finiscano le competizioni tra associazioni. Antonio Bianchi ha lasciato un buon ricordo, anche della sua fatica encomiabile a tenere insieme un movimento a volte affetto da protagonismi dannosi per tutti, in primis per chi li attua. Una cosa mi è stata detta chiaramente: la necessità di rispettare rigorosamente il rientro in patria di tutti i ragazzi al termine delle accoglienze, altrimenti la Bielorussia sarebbe costretta a una misura unilaterale. Ho garantito il nostro massimo impegno di collaborazione nell’interesse di tutte le famiglie e i bambini, ma ho rilanciato proponendo una discussione più aperta e senza pregiudizi sul futuro delle accoglienze e dei bambini (appunto dall’aiuto allo scambio), perché se si è più chiari e lungimiranti  le anomalie non succederanno più. Rimanendo in continuo contatto per questa estate, ci siamo dati appuntamento per settembre per proporre passi in avanti sulla qualità dei rapporti e delle iniziative, con una proposta AVIB che sarà anche l’esito di una grande consultazione che partirà tra pochi giorni. Anche questa modalità di partecipazione (che aumenta la responsabilizzazione) è stata apprezzata come prova di serietà. E’ stato un serio e solido colloquio di cui ringrazio la vice ministra Kovalova. Ho raccolto da loro comprensione  di quanto sarà difficile ma essenziale l’unità e la solidarietà delle associazioni, tenendo conto delle turbolenze del passato, che in Bielorussia hanno creato inopportune incertezze. E infine, l’incontro con Koliada, dipartimento aiuti umanitari, e i suoi collaboratori. Anche in questo incontro ho trovato parole di grande stima ed apprezzamento per gli impegni degli italiani in Bielorussia. Anche qui è stata altamente apprezzata la mia proposta di migliorare la cooperazione passando dall’aiuto emergenziale allo scambio cooperazionale. Ho precisato come la tradizione italiana della cooperazione internazionale preferisca agire direttamente con le comunità locali, avendo continui rapporti e riscontri di crescita piuttosto che una mera beneficenza, qualsiasi siano i governi. Koliada non ha criticato affatto questa tradizione, anzi la considera importante, di questa il Dipartimento ha una cospicua banca dati (con luci ed ombre) che ci potrebbero permettere di studiare meglio la qualità futura dei nostri interventi locali. Koliada mi ha ricordato l’importante accordo stipulato con Antonio Bianchi per migliorare le nostre azioni di solidarietà in Bielorussia. Ho confermato quell’accordo proponendo di svilupparlo nel prossimo settembre con nuove facilitazioni  nate sui problemi emersi in questi  due anni  e ne ho ricevuta piena adesione. E poi mi è stato presentato il progetto Planeta, che molti conoscono già: si tratta di una grande struttura di soggiorno e vacanza a cui il Dipartimento tiene molto e che finora ha avuto un parziale timido aiuto da parte nostra. Mi sono subito reso conto, però, che questo progetto ha bisogno di una maggiore definizione prospettica, di una bilateralità più chiara anche nello sviluppo del progetto, ma che soprattutto questo progetto è un tipico caso che non va risolto con una solidarietà fatta da collette, ma dentro quei famosi progetti europei (penso ad esempio al modello di progetti europei TACIS) in cui noi italiani siamo sempre assenti. Koliada né è rimasto felicemente sorpreso e ho quindi confermato che attiverò subito il responsabile della cooperazione dell’AVIB, Gabriele Ravera esperto di cooperazione, per cambiare strada. Strada che sarà utile agli italiani ad imparare a fare rete e progetti europei e ai bielorussi per passare dagli aiuti alla partnership internazionale. Quindi in questi mesi ci scambieremo documenti formali di studio e lavoreremo a costruire un progetto di finanziamento europeo. Meglio di così il colloquio non poteva terminare. Anche in questo incontro mi è stato chiesto come stanno le associazioni italiane, se sono unite e solidali tra loro. La cosa mi è dispiaciuta. Tra la varie, mi è stata presentata non solo l’esperienza di Carboni che loro ammirano molto (e anch’io) ma anche quella di Lega Ambiente che fa cose interessanti in Bielorussia. Pur essendo Lega Ambiente  diversa da noi sulle questioni accoglienza, è molto più simile a noi sui progetti in Bielorussia. Ho risposto a Koliada che avevo già contattato Vittorio Cogliati Dezza, attuale presidente di Lega Ambiente  (amico e collega di lavoro) per creare una collaborazione senza pregiudizi per gli interventi  ambientali e sanitari in Bielorussia. Anche con loro a settembre nuovo incontro. Il ritorno è stato felice, in un aereo pieno di bambini e ragazzi che venivano in Italia dalle loro famiglie a tempo. Un applauso clamoroso all’atterraggio a Forlì. Dai finestrini vediamo centinaia di mani, dietro la rete dell’aeroporto,  alzate a salutare i bambini in arrivo. Com’è bella questa esperienza, come potrebbe essere migliore per tutti (italiani e bielorussi) se ci fosse più pazienza, rispetto, chiarezza. E mai secondi fini. Torno più convinto che mai della necessità di un  rilancio della nostra solidarietà interna, delle enormi potenzialità di amicizia e accordo presenti in Bielorussia, se siamo tutti  più seri, attivi e umili. Grazie a Gino e Chiara che me lo hanno insegnato direttamente sul campo.

 

 

Raffaele Iosa, Presidente AVIB con il nipote Simone

 





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