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Jury Bandazhevsky in Italia Stampa E-mail
Scritto da Mondo in Cammino   
martedì, 15 aprile 2008 23:27
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Grazie all’interessamento di Mondo in Cammino, il prof. Jury Bandazhevsky sarà per la prima volta in Italia alla fine di aprile per presenziare a Lucca ad un convegno sulla giustizia. Il professor Bandazhevsky parteciperà inoltre ad altri incontri in tutta Italia. Invitiamo tutti a fare il possibile per partecipare, in quanto un occassione simile non capiterà a breve!

 

CLICCA QUI per maggiori informazioni

 

Per chi non conosce Juri Bandazhevsky, Progetto Humus ha preparato una scheda di presentazione che potete leggere qui sotto.

  

CLICCA QUI per altre informazioni su Bandazhevsky, i suoi studi e le sue pubblicazioni

 

Juri Bandazhevsky è nato il 9 gennaio 1957 nella regione di Grodno. Ha terminato gli studi presso l’Istituto Medico Universitario di Grodno. A 31 anni è diventato il più giovane dottore in medicina nell’URSS e, a 33 anni, professore, nonché accademico dell’Accademia di ingegneria bielorussa. Nel 1990 ha fondato e diretto l’Istituto Universitario di Gomel ed è stato anche direttore della cattedra di Patologia. Famoso per le ricerche sul tema dell’influenza delle piccole dosi di radiazioni sulla salute dell’uomo. Autore di più di 240 lavori scientifici, fra cui trenta tesi di ricerca sulle conseguenze sanitarie di Chernobyl. Per la sua attività in ambito medico ed anatomo-patologico, riceve diversi riconoscimenti, fra cui la medaglia d’oro Albert Schweitzer (per i suoi studi in radiopatologia), la Stella d’oro dell’Accademia di Medicina della Polonia ed il Premio Lenin, il più prestigioso nel suo paese per i giovani scienziati. Nelle sue ricerche è aiutato dalla moglie Galina, pediatra e medico cardiologo. Dopo il disastro di Chernobyl, il professore Bandazhevskij intuisce le esatte dimensioni della tragedia. Il ricercatore non si arresta davanti ai dogmi ed alle immutabili verità ufficiali: le sue ricerche riescono a dimostrare, soprattutto nei bambini, gli effetti nel tempo dell’esposizione continua a piccole quantità e basse dosi di radionuclidi, soprattutto a livello cardiovascolare (cardiomiopatia), ma anche di altri organi attraverso un processo di degenerazione (insufficienza renale, degenerazione della mucosa gastrica, depressione del sistema immunitario, cataratta, ecc). Il veicolo di questo lento assorbimento è il cibo e Bandazhevskij segnala la pericolosità del cibo bielorusso: pericolosità superiore ai decreti repubblicani sulle dosi ammissibili per la popolazione. Denuncia anche che più di 10 miliardi di rubli, stanziati per la liquidazione delle conseguenze dell’incidente nucleare, sono stati sprecati. Viene arrestato nel 1999 con l’accusa di aver preso una tangente di alcune migliaia di euro per facilitare l’ingresso di alcuni studenti ai corsi universitari. Il 18 giugno 2001, pur in assenza di testimonianze contro di lui, viene riconosciuto colpevole da un tribunale militare bielorusso (era stato arrestato sulla base del decreto speciale numero 21 per la “lotta al terrorismo”, che prevede la possibilità di incarcerare per un mese senza capo di accusa specifico e senza diritto a un avvocato “i criminali più pericolosi per lo Stato”) e viene condannato a 8 anni di lavori forzati. Rinuncia alla libertà piuttosto che ammettere, come suggeritogli, il reato, in cambio del ripristino della precedente condizione professionale e civile. Il Parlamento Europeo protesta ed un appello per l'immediata scarcerazione viene sottoscritto da Josè Maria Gil-Robles Delgado, Mario Soares, Michel Rocard. “Amnesty International” lo riconosce prigioniero di coscienza, ritenendo che Bandazhevsky sia stato imprigionato per la critica all’azione delle autorità bielorusse dopo l’incidente di Chernobyl. Il suo caso è stato seguito anche da alcune band musicali, come The Cure e i russi Leningrad. Nel 2001 Bandazhevsky è diventato la 25mo possessore del Passaporto della Libertà, che dà il diritto di risiedere in qualsiasi paese del continente europeo. Nel 2004, da parte di War Resisters’ International, è inserito nell’Albo d’onore dei Prigionieri per la Pace. Dopo la liberazione per amnistia nel 2005, anche in conseguenza della pressione di un vasto movimento diplomatico europeo, vive tra Francia e Lituania. Sposato, ha due figlie.





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