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Milinkevich ha ricevuto il Premio Sacharov 2006 Stampa E-mail
Scritto da Parlamento Europeo   
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Nel corso di una cerimonia solenne, il Presidente del Parlamento ha consegnato il Premio Sacharov per la libertà di pensiero a Alexander Milinkevich, leader dell'opposizione bielorussa. Nel suo discorso, Milinkevich ha sottolineato l'oppressione che subisce il suo popolo ed ha ringraziato l'Unione europea per il suo sostegno. Fiducioso nel ritorno della democrazia nel suo Paese, ha anche chiaramente affermato la prospettiva europea della Bielorussia. 

 

Il Presidente Josep BORRELL si è detto felice e onorato di ricevere quale vincitore del Premio Sacharov 2006, Alexander Milinkevich, leader delle forze democratiche unite in Bielorussia. Ha espresso particolare soddisfazione anche perché, a un certo momento, era apparso che non sarebbe potuto venire a Strsburgo per ritirare il Premio, come è successo d'altra parte a tanti altri vincitori, quali Aung San Suu Kyi e le Damas de Blanco.

In proposito, ha voluto ricordare che i cittadini europei che vivono in Stati democratici danno troppo spesso per scontata la libertà, considerandola un fatto acquisito e dimenticando che miliardi di persone nel mondo ne sono invece privati. Ha quindi sottolineato che l'Unione europea si fonda sul rispetto dei diritti umani e li difende nel mondo e, in tale contesto, il Premio Sacharov rappresenta il suo impegno in questo campo. Il Presidente ha poi affermato che tutti sanno che le elezioni presidenziali di marzo in Bielorussia non sono state libere e che alla missione di osservazione elettorale europea è stato impedito l'accesso. Ha pertanto voluto rendere omaggio a Alexander Milinkevich e al suo coraggio nello sfidare «l'ultima dittatura in Europa», definendolo «il simbolo della resistenza contro l'oppressione e la speranza in un futuro democratico». Ha in seguito ricordato che il Parlamento ha sempre difeso le forze democratiche in Bielorussia e condannato la violenza e gli arresti arbitrari.  Il Premio, ha aggiunto, è la manifestazione del sostegno a tutte le persone che continuano la lotta e - ricordando che il Parlamento, due anni fa, aveva conferito questo riconoscimento all'Associazione bielorussa dei giornalisti - il Presidente ha affermato che la situazione non è ancora migliorata. Ha quindi auspicato che in futuro la Bielorussia potrà condividere con l'Europa la libertà e la prosperità e, in conclusione, ha affermato che il Premio va alla speranza di una Bielorusia democratica e alle persone che affiancano Milinkevich in questa lotta. Salutato dai deputati con una lunga standing ovation, Alexander MILINKEVICH ha anzitutto espresso la sua gratitudine più sincera al Parlamento per avergli assegnato il Premio Sacharov. Ha quindi sottolineato che, assieme a lui, il Premio è attribuito a tutto il popolo bielorusso e, in particolare, a tutti quelli che «continuano la lotta» per riportare il Paese «nella famiglia delle democrazie europee», anche a costo del proprio benessere personale, della libertà e della vita. Dopo aver ricordato che la Bielorussia, già nel XVI secolo, aveva elaborato un primo prototipo di costituzione democratica e che ha dato i natali a personaggi quali Apollinnaire, Chagall e Dostoïevski, ha sottolineato i sacrifici subiti dal suo popolo nel corso della Storia - segnatamente, durante la seconda guerra mondiale - e il milione di ebrei bielorussi sterminati nei campi nazisti. «Se bisogna meritare la libertà», ha quindi esclamato, «l'abbiamo meritata». Ha poi affermato che, nel 1991, non è stato subito chiaro che la libertà e l'indipendenza «non sono la stessa cosa» e ancora oggi «lottiamo per la libertà e difendiamo l'indipendenza», anche «per i nostri figli» che hanno dato un grande contributo alla lotta per la libertà dopo le elezioni di marzo e che, per tale ragione, sono stati incarcerati e espulsi dalle università. Ciò nonostante, non hanno mai messo dubbio la correttezza della loro scelta e, ha aggiunto, «sono fiero di loro». Ha quindi ricordato che le autorità hanno proceduto ad arresti indiscriminati e che il 19 marzo non si aspettavano di vedere decine di migliaia di persone in piazza. Questa «è stata la nostra prima vittoria» ma ne occorreranno ancora molte altre «prima di porre fine a questo regime illegale». Milinkevich ha dedicato poi il Premio all'ex candidato alle elezioni presidenziali, Kazoulin, sottolineando che si trova oggi in prigione e sta facendo uno sciopero della fame che gli ha fatto perdere 40 chili, nonché ad altri prigionieri politici. Il Premio, ha quindi affermato, è «un segno della presa di coscienza dell'Europa della situazione in Bielorussia» e «un formidabile esempio della politica morale» nonché del «riconoscimento del futuro europeo» del Paese. Dopo aver sottoscritto quanto affermato dal Premio Nobel Andreï Sacharov in merito alla «resistenza non violenta», ha affermato che «abbiamo tutto per vincere: la fede nel futuro europeo della Bielorussia, la solidarietà, l'audacia e l'esperienza». Ha poi sostenuto che la bandiera blu dell'Europa è diventata il simbolo di molti giovani, anche perchè, lo scorso marzo, sventolava assieme alla bandiera nazionale nella piazza. Sottolineando poi la «propaganda incessante» subita negli ultimi dieci anni, Milinkevich ha citato nuovamente Sacharov: «la libertà di pensiero è la sola garanzia contro la contaminazione delle persone da miti collettivi che, nelle mani di ipocriti perfidi e di demagoghi, può trasformarsi in una dittatura sanguinosa». In proposito, ha affermato che nel suo Paese, sono reintrodotti i monumenti in onore di Stalin e, «riprendendo le "migliori" tradizioni del sistema sovietico», i media ufficiali «riversano torrenti di bugie e di calunnie», mentre i nemici principali sono l'Occidente ed i democratici locali che sono presentati come suoi agenti. Ma il regime, ha aggiunto, si trova oggi in difficoltà, la sua economia pianificata non è efficace e la Russia minaccia di sopprimere le preferenze economiche e, per questa ragione, accusa gli oppositori politici di istigare sanzioni economiche e l'aumento del prezzo del gas russo. Milinkevich ha quindi voluto categoricamente smentire queste insinuazioni, sostenendo di sapere benissimo che eventuali sanzioni penalizzerebbero prima di tutto il popolo bielorusso. Ha poi sottolineato che, tra le condizioni principali poste da Mosca al regime per garantire il suo sostegno economico e politico, figura il passaggio ad un'unica moneta, il rublo, e un atto costituzionale del sedicente "Stato d'unione". L'accettazione di queste condizioni, ha aggiunto, «significherebbe la perdita ineluttabile della sovranità della Bielorussia». Milinkevich ha quindi affermato che i dirigenti del regime stanno finora resistendo a queste pressioni russe solo perché sono coscienti che, con la perdita dell'indipendenza e l'arrivo del capitale russo nel Paese, sarebbero in pochi a conservare i loro posti di comando e le loro ricchezze. Non è escluso tuttavia che, guidati dall'istinto di conservazione, possano accettare tali condizioni. Ma, ha aggiunto, «occorre sapere che è solo la democrazia, e non la dittatura, a garantire l'indipendenza bielorussa». Ha poi voluto precisare che le forze democratiche non sono antirusse, ma auspicano uno Stato sovrano che abbia le migliori relazioni possibili con la Russia, che rappresenta un partner strategico. Nel chiedere poi all'UE di estendere l'elenco dei "combattenti contro la democrazia" ai quali è impedito l'accesso, Milinkevich ha anche espresso l'auspicio che non sia aumentato il costo dei visti Schengen per i cittadini bielorussi, come previsto dal 2007, poiché ciò rischierebbe di portare vantaggio al regime che afferma senza sosta che «nessuno ci aspetta in Occidente». Ha poi affermato di aver accolto con favore le proposte avanzate il mese scorso dalla Commissione europea che, se accettate dal regime, potrebbero fornire un sostegno importante alla Bielorussia per lanciare le riforme politiche e socioeconomiche, nonché avviare un ravvicinamento all'Europa, «anche tramite una progressiva integrazione economica». In proposito, ha però espresso la certezza che il regime non potrà mai accettare una tale iniziativa poiché è cosciente che, una volta iniziata, la democratizzazione porterà alla fine del suo potere. I dirigenti sanno infatti che «non vinceranno mai più delle vere elezioni libere». Milinkevich ha poi affermato di apprezzare molto l'aiuto fornito dall'Europa ai media liberi e alla società civile, ma ha chiesto che sia esteso e reso più flessibile. Inoltre, osservando come gli strumenti europei di sostegno alla democrazia mal si adattano ai paesi che subiscono il giogo della dittatura, ha auspicato l'istituzione di un Fondo europeo per la democrazia. Ha quindi esortato l'Unione a continuare a sostenere il suo Paese. Il messaggio dell'Europa al popolo bielorusso, ha aggiunto, dimostra la sua solidarietà e richiama il regime alle sue responsabilità e, in proposito, si è detto convinto che «l'Europa non potrà essere completa senza la Bielorussia». Ha quindi affermato che, molto presto, la Bielorussia, «tornerà nella famiglia europea e sarà nuovamente uno Stato libero e democratico», poiché le dittature non hanno prospettiva storica e vanno combattute. Ha poi concluso esclamando «Viva la Bielorussia». I deputati, in piedi, hanno quindi tributato un lungo applauso al vincitore del Premio Sacharov 2006.

 

 

  • Chi è Alexander Milinkevich

Milinkevich si era presentato alle elezioni presidenziali nel marzo scorso, i cui risultati sono stati condannati sia dall'Unione europea sia dagli Stati Uniti. Nel corso di una manifestazione dell'opposizione che contestava i risultati, Milinkevich è stato arrestato e trattenuto per 15 giorni. Nel febbraio scorso il leader dell'opposizione bielorussa è venuto in visita al Parlamento europeo e ha sollecitato il sostegno degli eurodeputati. Ma ad una delegazione del Parlamento che voleva monitorare le elezioni è stato rifiutato l'ingresso nel Paese dalle autorità bielorusse. Milinkevich ha 59 anni e ha studiato fisica e matematica in Francia, Germania e Stati Uniti. E' stato Sindaco nella sua città natale, Hrodna, negli anni '90. In una risoluzione adottata nell'aprile di quest'anno, in presenza dello stesso Milinkevich, il Parlamento europeo condannava fermamente le fallite elezioni presidenziali in Bielorussia e ricordava «che il regime Lukashenko non ha alcuna legittimità democratica e continua ad essere l'ultima dittatura in Europa». La risoluzione sollecitava anche il congelamento dei beni esteri delle autorità bielorusse e la negazione del visto a tutti i responsabili dell'oppressione. Esprimendo solidarietà al popolo bielorusso, chiedeva poi la liberazione dei prigionieri e il sostegno, anche finanziario, agli oppositori e ai media indipendenti. Il Parlamento, inoltre, giudicava irresponsabile l'atteggiamento tenuto dalla Russia in quella occasione.

 

  • Cos'è il Premio Sacaharov

Istituito nel 1988, il Premio è attribuito ogni anno dal Parlamento a personalità e organizzazioni distintesi nella difesa dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, in particolare del diritto alla libertà di espressione, nella tutela dei diritti delle minoranze e nel rispetto del diritto internazionale. Ogni anno i gruppi politici del Parlamento europeo e gli eurodeputati nominano i candidati. Da questa lista, in occasione di una riunione straordinaria, la Commissione per gli affari esteri e quella per lo sviluppo individuano i "tre finalisti". Successivamente, i presidenti dei gruppi politici ("Conferenza dei Presidenti") scelgono il vincitore. Il Premio viene formalmente consegnato dal Presidente del Parlamento europeo durante la sessione plenaria di dicembre, generalmente attorno al 10, giorno della firma nel 1948 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Oltre alla prestigiosa onorificenza, il vincitore del Premio riceverà una somma in denaro di 50.000 euro a titolo di ricompensa concreta per il suo impegno in difesa dei diritti umani. 

Albo d'oro 

  • 1988: Nelson Rolihlahla Mandela e Anatoli Marchenko (a titolo postumo)
  • 1989: Alexander Dubcek
  • 1990: Aung San Suu Kyi
  • 1991: Adem Demaçi
  • 1992: Las Madres de la Plaza de Mayo
  • 1993: Oslobodjenje
  • 1994: Taslima Nasreen
  • 1995: Líela Zana
  • 1996: Wei Jingsheng
  • 1997: Salima Ghezali
  • 1998: Ibrahim Rugova
  • 1999: José Alejandro 'Xanana' Gusmão
  • 2000: ¡ Basta Ya !
  • 2001: Izzat Ghazzawi,Nurit Peled-Elhanan e Dom Zacarias Kamwenho
  • 2002: Oswaldo José Payá Sardiñas
  • 2003: L’ONU e il suo segretario generale Kofi Annan
  • 2004: Zhanna Litvina, presidente dell’associazione bielorussa dei giornalisti
  • 2005: "Damas de Blanco", Hauwa Ibrahim e "Reporter senza frontiere"
 
  • 2006: Alexander Milinkevich

 

Tratto dal sito www.europarl.europa.eu





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