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| Orfanotrofi: l’Italia come la Bielorussia! |
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| Scritto da Iossa Mariolina - Corriere della Sera | |
| mercoledì, 23 gennaio 2008 14:28 | |
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Dovevano scomparire un anno fa. 34 mila i bambini fuori famiglia. Qualcuno si è camuffato, si è trasformato in casa-famiglia ma in realtà non ha fatto altro che creare una comunità al primo piano, una al secondo, una al terzo. Sempre il vecchio istituto, pure se ritinteggiato a fiorellini. Lo dice pure il ministro per la Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero: «Non basta cambiare la targa e mettere del cartongesso». E invece è accaduto un po' ovunque, non solo al Sud. E la legge 149 del 2001 è rimasta lettera morta. Gli orfanotrofi dovevano essere tutti chiusi entro il 31 dicembre 2006 (quando erano ancora in attività 52 strutture che ospitavano 515 bambini) e invece a fine maggio 2007 ne risultavano aperti ancora 20, con 137 piccoli ospiti. Ma soprattutto lo spirito della legge è stato tradito: «Dare ad ogni bambino una famiglia» è uno slogan rimasto sulla carta. I bambini «fuori famiglia» sono circa 34 mila e anche se quasi tutti sono stati trasferiti in piccole comunità, un vero nucleo familiare, quello originario nel quale rientrare dopo un periodo di difficoltà o quello adottivo ma definitivo, ancora non ce l' hanno. Solo 10 mila sono in affido familiare, che è la soluzione (temporanea, dice la legge) migliore. I dati di fine maggio scorso sono stati raccolti dall' Istituto degli Innocenti di Firenze, che ha così monitorato la situazione degli orfanotrofi: «Due sono stati definitivamente chiusi, 30 si sono trasformati in comunità, 20 sono ancora aperti». A parlare è Franco Occhiogrosso, presidente dell' Osservatorio nazionale sull' Infanzia degli Innocenti di Firenze e presidente del tribunale dei minori di Bari. «I 20 orfanotrofi - continua Occhiogrosso - stanno tutti al Sud. Uno in Basilicata, 5 in Calabria, 12 in Sicilia ma di questi 4 non hanno più l' accoglienza, infine 2 in Puglia». In che cosa si siano trasformati gli altri 30 non è dato sapere. «Purtroppo le Regioni sono competenti su tutto quel che riguarda istituti, case-famiglia, affidamento e non sempre forniscono i numeri». Ma perché dare una data di chiusura se poi non tutte le Regioni la rispettano? «La legge 149 è del 28 marzo del 2001 e non ci si decideva mai a questo passo - dice la presidente della Commissione parlamentare Infanzia, Anna Serafini, che di quella legge è stata relatrice -. Alla fine, dopo lunga battaglia, abbiamo deciso per il 31 dicembre 2006. Dovevamo dare un segnale». «Formalmente sono chiusi», conferma il ministro Ferrero. Formalmente. E di certo, prima o poi si arriverà a chiudere anche gli ultimi 20. Tuttavia, se i vecchi istituti erano una soluzione assurda e contraria ad una serena crescita psico-affettiva per i bambini, 22 mila minori stanno per lo più in case-famiglia, comunità-alloggio, villaggi, e molte altre forme di micro-istituti. Che la legge prevede, ma che dovrebbero essere solo una soluzione temporanea. Secondo gli Innocenti le varie piccole comunità sono 2.226, secondo l' associazione per i bambini Aibi sono almeno 2.800. Le case-famiglia sono appartamenti, possono ospitare al massimo sei minori, ognuno ha la sua stanza, e oltre all' intervento di operatori esterni specializzati e di volontari c' è una coppia fissa che li segue e spesso vive con loro. Quasi una famiglia. Le comunità invece sono micro-istituti. L' idea è ancora quella della camerata, anche se più piccola, della mensa collettiva. Quante sono le case-famiglia e quante le comunità? Le prime meno di un migliaio, tutto il resto sono ancora istituti, pur se piccoli. A seconda delle Regioni, le comunità possono ospitare fino a 15 bambini, in genere 10-12. Infine, c' è l' affidamento familiare: la 149 non voleva limitarsi a chiudere gli orfanotrofi ma voleva favorire il più possibile l' affido (temporaneo) e il rientro nella famiglia d' origine. Se questo non fosse stato possibile, entro due anni (più due di proroga), si sarebbe dovuti arrivare all' adottabilità e ad una nuova famiglia. Di fatto oggi ci sono, secondo gli Innocenti, 25 mila 700 minori «fuori famiglia», dei quali 13 mila in comunità e 12 mila in affidamento. Ma lo stesso Occhiogrosso avverte: «Sono numeri sottostimati». E torniamo ai 34 mila stimati da Aibi. «Il punto è che l' affido familiare non è decollato - dice il presidente di Aibi Marco Griffini -. I fortunati che sono in affido, poi, poco più di diecimila secono le nostre stime, tendono a rimanerci per anni. La legge è fallita, s' è preferito riconvertire gli istituti in piccole comunità». Con un grosso onere per lo Stato che dà alle comunità fino a 300 euro al giorno a bambino, in media 120-150, mentre alla famiglia affidataria viene dato un contributo mensile che a seconda delle Regioni va dai 400 agli 800 euro. Secondo Griffini il nodo centrale è la banca dati «che la legge del 2001 prevedeva a breve termine e che invece non è mai entrata in funzione». La difficoltà di ricevere dati la registra anche il ministro Ferrero: «Stiamo monitorando la situazione ma le Regioni sono "avare" di dati. È chiaro che riconvertire un grande istituto in tanti piccoli istituti non è quello che volevamo. Io però sono sfavorevole a rimettere mano alla normativa. Punteremo molto invece sull' affido». «L' affido va incentivato - aggiunge Anna Serafini, Pd - ma soprattutto bisogna favorire il rientro dei bambini nella famiglia d' origine, perché per la maggior parte non sono orfani, e nel 33 per cento dei casi il motivo dell' allontanamento non è droga, alcol o abusi ma solo povertà». Maria Burani Procaccini (Forza Italia), invece, vuole cambiare la legge e introdurre l' «adozione mite»: «L' affido dev' essere temporaneo. Dopo un congruo periodo si deve procedere all' adozione. Si mantengono i legami con la famiglia di origine ma il bambino prende il cognome della nuova famiglia e ne entra a far parte a pieno titolo». * * * Cresciuti in istituto Leonardo Del Vecchio *** A 7 anni il patron di Luxottica, nato nel ' 35, è ospite dei «Martinitt», storico orfanotrofio milanese *** Angelo Rizzoli *** Nato nel 1889, orfano di padre, uscirà dai «Martinitt» nel 1905, con un diploma da tipografo e fonderà la casa editrice *** Edoardo Bianchi *** Il fondatore della fabbrica di biciclette nasce nel 1865 a Milano. Anche lui ex Martinitt, nel 1885 apre la prima bottega *** Franco Zeffirelli *** Il regista, figlio illegittimo, nato nel 1923, è ospite per un breve periodo all' Istituto degli Innocenti a Firenze |
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Riportiamo l’articolo dell’inchiesta “L'orfanotrofio? Aperto” scritto da Iossa Mariolina per il "Corriere della Sera" (pubblicato il 20 gennaio 2008). Provocatoriamente la redazione di 







