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Orfanotrofi: l’Italia come la Bielorussia! Stampa E-mail
Scritto da Iossa Mariolina - Corriere della Sera   
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Riportiamo l’articolo dell’inchiesta “L'orfanotrofio? Aperto” scritto da Iossa Mariolina per il "Corriere della Sera" (pubblicato il 20 gennaio 2008). Provocatoriamente la redazione di www.belarusnews.it ha voluto proporlo con il titolo “Orfanotrofi: l’Italia come la Bielorussia!”

 

Dovevano scomparire un anno fa. 34 mila i bambini fuori famiglia. Qualcuno si è camuffato, si è trasformato in casa-famiglia ma in realtà non ha fatto altro che creare una comunità al primo piano, una al secondo, una al terzo. Sempre il vecchio istituto, pure se ritinteggiato a fiorellini. Lo dice pure il ministro per la Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero: «Non basta cambiare la targa e mettere del cartongesso». E invece è accaduto un po' ovunque, non solo al Sud. E la legge 149 del 2001 è rimasta lettera morta. Gli orfanotrofi dovevano essere tutti chiusi entro il 31 dicembre 2006 (quando erano ancora in attività 52 strutture che ospitavano 515 bambini) e invece a fine maggio 2007 ne risultavano aperti ancora 20, con 137 piccoli ospiti.

Ma soprattutto lo spirito della legge è stato tradito: «Dare ad ogni bambino una famiglia» è uno slogan rimasto sulla carta. I bambini «fuori famiglia» sono circa 34 mila e anche se quasi tutti sono stati trasferiti in piccole comunità, un vero nucleo familiare, quello originario nel quale rientrare dopo un periodo di difficoltà o quello adottivo ma definitivo, ancora non ce l' hanno. Solo 10 mila sono in affido familiare, che è la soluzione (temporanea, dice la legge) migliore. I dati di fine maggio scorso sono stati raccolti dall' Istituto degli Innocenti di Firenze, che ha così monitorato la situazione degli orfanotrofi: «Due sono stati definitivamente chiusi, 30 si sono trasformati in comunità, 20 sono ancora aperti». A parlare è Franco Occhiogrosso, presidente dell' Osservatorio nazionale sull' Infanzia degli Innocenti di Firenze e presidente del tribunale dei minori di Bari. «I 20 orfanotrofi - continua Occhiogrosso - stanno tutti al Sud. Uno in Basilicata, 5 in Calabria, 12 in Sicilia ma di questi 4 non hanno più l' accoglienza, infine 2 in Puglia». In che cosa si siano trasformati gli altri 30 non è dato sapere. «Purtroppo le Regioni sono competenti su tutto quel che riguarda istituti, case-famiglia, affidamento e non sempre forniscono i numeri». Ma perché dare una data di chiusura se poi non tutte le Regioni la rispettano? «La legge 149 è del 28 marzo del 2001 e non ci si decideva mai a questo passo - dice la presidente della Commissione parlamentare Infanzia, Anna Serafini, che di quella legge è stata relatrice -. Alla fine, dopo lunga battaglia, abbiamo deciso per il 31 dicembre 2006. Dovevamo dare un segnale». «Formalmente sono chiusi», conferma il ministro Ferrero. Formalmente. E di certo, prima o poi si arriverà a chiudere anche gli ultimi 20. Tuttavia, se i vecchi istituti erano una soluzione assurda e contraria ad una serena crescita psico-affettiva per i bambini, 22 mila minori stanno per lo più in case-famiglia, comunità-alloggio, villaggi, e molte altre forme di micro-istituti. Che la legge prevede, ma che dovrebbero essere solo una soluzione temporanea. Secondo gli Innocenti le varie piccole comunità sono 2.226, secondo l' associazione per i bambini Aibi sono almeno 2.800. Le case-famiglia sono appartamenti, possono ospitare al massimo sei minori, ognuno ha la sua stanza, e oltre all' intervento di operatori esterni specializzati e di volontari c' è una coppia fissa che li segue e spesso vive con loro. Quasi una famiglia. Le comunità invece sono micro-istituti. L' idea è ancora quella della camerata, anche se più piccola, della mensa collettiva. Quante sono le case-famiglia e quante le comunità? Le prime meno di un migliaio, tutto il resto sono ancora istituti, pur se piccoli. A seconda delle Regioni, le comunità possono ospitare fino a 15 bambini, in genere 10-12. Infine, c' è l' affidamento familiare: la 149 non voleva limitarsi a chiudere gli orfanotrofi ma voleva favorire il più possibile l' affido (temporaneo) e il rientro nella famiglia d' origine. Se questo non fosse stato possibile, entro due anni (più due di proroga), si sarebbe dovuti arrivare all' adottabilità e ad una nuova famiglia. Di fatto oggi ci sono, secondo gli Innocenti, 25 mila 700 minori «fuori famiglia», dei quali 13 mila in comunità e 12 mila in affidamento. Ma lo stesso Occhiogrosso avverte: «Sono numeri sottostimati». E torniamo ai 34 mila stimati da Aibi. «Il punto è che l' affido familiare non è decollato - dice il presidente di Aibi Marco Griffini -. I fortunati che sono in affido, poi, poco più di diecimila secono le nostre stime, tendono a rimanerci per anni. La legge è fallita, s' è preferito riconvertire gli istituti in piccole comunità». Con un grosso onere per lo Stato che dà alle comunità fino a 300 euro al giorno a bambino, in media 120-150, mentre alla famiglia affidataria viene dato un contributo mensile che a seconda delle Regioni va dai 400 agli 800 euro. Secondo Griffini il nodo centrale è la banca dati «che la legge del 2001 prevedeva a breve termine e che invece non è mai entrata in funzione». La difficoltà di ricevere dati la registra anche il ministro Ferrero: «Stiamo monitorando la situazione ma le Regioni sono "avare" di dati. È chiaro che riconvertire un grande istituto in tanti piccoli istituti non è quello che volevamo. Io però sono sfavorevole a rimettere mano alla normativa. Punteremo molto invece sull' affido». «L' affido va incentivato - aggiunge Anna Serafini, Pd - ma soprattutto bisogna favorire il rientro dei bambini nella famiglia d' origine, perché per la maggior parte non sono orfani, e nel 33 per cento dei casi il motivo dell' allontanamento non è droga, alcol o abusi ma solo povertà». Maria Burani Procaccini (Forza Italia), invece, vuole cambiare la legge e introdurre l' «adozione mite»: «L' affido dev' essere temporaneo. Dopo un congruo periodo si deve procedere all' adozione. Si mantengono i legami con la famiglia di origine ma il bambino prende il cognome della nuova famiglia e ne entra a far parte a pieno titolo». * * * Cresciuti in istituto Leonardo Del Vecchio *** A 7 anni il patron di Luxottica, nato nel ' 35, è ospite dei «Martinitt», storico orfanotrofio milanese *** Angelo Rizzoli *** Nato nel 1889, orfano di padre, uscirà dai «Martinitt» nel 1905, con un diploma da tipografo e fonderà la casa editrice *** Edoardo Bianchi *** Il fondatore della fabbrica di biciclette nasce nel 1865 a Milano. Anche lui ex Martinitt, nel 1885 apre la prima bottega *** Franco Zeffirelli *** Il regista, figlio illegittimo, nato nel 1923, è ospite per un breve periodo all' Istituto degli Innocenti a Firenze




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