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I bambini NON sono merce di prova Stampa E-mail
Scritto da Giulia De Marco   
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A poche settimane dalla ripresa dei soggiorni solidaristici  è ancora fronte diviso sulle modalità di gestione di programmi che coinvolgono, ogni anno, circa  30mila minori stranieri orfani e non orfani per periodi di vacanza con le famiglie ospitanti italiane. Amici dei Bambini ha presentato un ricorso contro il Tar del Lazio per chiedere l’annullamento delle Linee Guida che regolano i soggiorni, nel punto in cui è prevista la partecipazione di orfani e minori in stato di abbandono a tali programmi. Giulia de Marco, già presidente del Tribunale per i Minorenni di Torino, è concorde con l’associazione sulla necessità di togliere i minori abbandonati dai soggiorni solidaristici, considerati i gravi  traumi che provocano nei bambini.
“I soggiorni solidaristici ad oggi costituiscono una forma di affido improprio”: è questa la posizione espressa da Giulia De Marco, nel corso della Conferenza per la Famiglia promossa dal ministro Rosy Bindi a Firenze lo scorso mese di maggio. De Marco ritiene necessario “regolamentare la materia escludendo i minori in situazione di abbandono da tali programmi”. Sono innegabili, a parere di De Marco, i danni che si creano nei minori senza famiglia, destinati a interrompere i rapporti affettivi che inevitabilmente nascono con la famiglia ospitante ogni volta che si conclude il soggiorno. La proposta di vietare queste forme di ospitalità, dunque, nasce dalla esigenza di tutelare i minori orfani, prevedendo un percorso finalizzato a un definitivo inserimento in famiglia con l’adozione nazionale o, laddove non sia possibile, quella internazionale. L’accoglienza temporanea, a parere del magistrato, risulta “estremamente destabilizzante per chi, come i minori abbandonati, non ha legami affettivi significativi”. Altro punto dolente, riferisce la De Marco, dell’attuale modalità di gestione dei soggiorni, è il rischio di sovrapposizione con le adozioni internazionali. Spesso accade, infatti, che bambini in condizione di abbandono, istituzionalizzati da anni, vengano ospitati da famiglie italiane disponibili all’adozione ma con l’iter burocratico ancora in corso. E’ inevitabile che si crei così una forte aspettativa nelle famiglie, che pensano di aver maturato il diritto all’adozione nei confronti dei minori ospitati per il solo fatto di averli accolti per qualche mese l’anno. Oltretutto, come evidenzia De Marco, in questo modo si considerano i bambini come “ merce di prova” per le famiglie che sono in attesa di poter avviare un procedimento adottivo. Il prossimo 7 luglio è prevista l’udienza al Tar del Lazio che risponderà al ricorso di AiBi per la modifica delle Linee guida 2005.




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